Vogliamo studiare

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Kinshasa, 21 ottobre. Il parlamento della Repubblica Democratica del Congo è stato preso d’assalto. La struttura è stata attaccata e occupata da centinaia di uomini armat… beh non proprio. A occupare il parlamento congolese sono stati centinaia di bambini.

Un po’ di contesto: le lezioni sono sospese da oltre due settimane a causa di uno sciopero degli insegnanti lanciato a inizio anno scolastico – il 4 ottobre. Il corpo insegnanti congolese lamenta salari sempre più bassi, bonus inesistenti, età di pensionamento sempre più alta… Queste problematiche hanno iniziato a farsi serie nel 2019, quando il presidente congolese Felix Tshisekedi lanciò un ambizioso programma per rendere gratuita la scuola primaria. 

Sebbene l’iniziativa sia stata approvata anche dalla banca mondiale e alcuni risultati si siano ottenuti (come l’iscrizione a scuola di tre milioni di bambini in più rispetto allo scorso anno), il programma costa oltre un miliardo di dollari l’anno. Molto, per un paese povero, sovrasfruttato e dilaniato dal colonialismo ancora oggi. Molti dei costi sono inevitabilmente ricaduti sui docenti.

Il nutrito gruppo di bambine e bambini proviene da varie scuole nella capitale. Richiedono salari più alti per i propri insegnanti e portano adorabili cartelloni, i cui messaggi variano da “vogliamo studiare!” a “allora ci droghiamo”.

Reuters ha raggiunto un giovanissimo manifestante di nome Emerod Eraza, che ha motivato così la sua presenza e quella dei suoi compagni: 

“Sono già due settimane che non studiamo, i nostri docenti scioperano. Gli abbiamo chiesto di farci lezione, ma hanno detto che non insegneranno finché le cose non cambieranno. Allora abbiamo marciato qui per mostrare alle autorità che vogliamo una soluzione”

I piccoli manifestanti sono stati accolti dal vicepresidente del parlamento, Jean-Marc Kabund-A-Kabund, che a quanto pare avrebbe accolto le rimostranze ma anche sostenuto che “il vostro posto è a scuola o a casa, non per le strade”.

Purtroppo però, dove finisce la politica dei bambini, inizia quella degli adulti. Lo sciopero sta creando tensioni tra le diverse fazioni coinvolte. Il governo ha accusato i leader religiosi congolesi – che amministrano circa l’80% delle scuole primarie nel paese – di essere dietro allo sciopero. Questi battibecchi tra governo e chiesa non sono novità in Congo.

Allo stesso tempo, il presidente del sindacato dei docenti SEYCO ha dichiarato ai media che “è preoccupante vedere chiesa e politici pensare di regolare i conti… trasformando le scuole in un campo di battaglia politico”.

La situazione sembra tuttavia destinata a non risolversi in fretta. Comunque la si veda, servono soldi – soldi che la Repubblica Democratica del Congo non ha. Ma se non altro, sembra che le nuove generazioni abbiano ancora la forza di provarci.

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