Walter Veltroni e il -non- giallo “Bioparco”

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Walter Veltroni in un NON giallo che delude. La terza avventura del commissario Bonvino non entusiasma, anche perché il suo autore merita altre considerazioni.

«Bene ma non benissimo», recita il simpatico refrain che malcela una certa forma di delusione. Qui occorre abbassare un altro po’ l’asticella: «Benino ma non bene». Stimo scrivendo dell’ultimo giallo, il suo terzo, di Walter Veltroni. Uomo dalle infinite attività (saggista, regista, romanziere, opinionista sportivo e, non da ultimo, politico: è stato Sindaco di Roma, direttore de «L’Unità» e vice-presidente del Consiglio italiano). Ancora a Villa Borghese, ma questa volta nel Bioparco (cioè nel giardino zoologico, il più «vecchio» d’Europa) e ancora con il protagonista già conosciuto nelle due precedenti inchieste: il commissario Bonvino, sempre con la sua non efficientissima squadra. 

Una storia che ruota attorno ad un cadavere ritrovato nel rettilario, un uomo con la testa mozzata nei paraggi dell’anaconda. Un’inchiesta che, capitolo dopo capitolo, si dipana senza neanche troppi colpi di scena. Una storia descritta in modalità lineare esplicativa fino ai dettagli. E qui arrivano i guai per il Veltroni scrittore. Dice troppo, riduce il «giallo» ad una narrazione eccessiva. Facciamo un esempio, preso pag. 98: «Eppure l’esistenza gli insegnava che non sempre le apparenze sono sincere. E quando il tuo pensiero razionale ti porta a escludere ciò che la mente non tollera -un marito che uccide la donna che ama, un padre che fa del male al proprio figlio- ecco, è in quel momento che forse stai sbagliando». Sono ragionamenti ineccepibili, d’accordo. Ma i lettori di gialli queste cose amano viverle, scoprirle nelle pieghe delle storie, non sentirsele narrate. Spiace dirlo ma «C’è un cadavere al bioparco» non è un neanche un giallo ma una storia con il morto. E qui non ci permettiamo confronti con i grandi autori del noir (Dürrenmatt, Chandler, Simenon, Doyle, ecc…), qui si allude a una più che dignitosa produzione a disposizione in ogni reparto specialistico di qualsiasi libreria. In fondo a rendere viva una storia di genere occorrono tre ingredienti: i personaggi, l’ambiente e la trama, se poi alla fusione concorre una scrittura non banale allora ci siamo. 

E con «C’è un cadavere al Bioparco», spiace dirlo, non ci siamo. I personaggi non sono memorabili, l’eroe è scontato ed i suoi pards non sono eroi ma neanche chissà cosa. L’ambiente, a parte il giusto amorevole tributo a Roma (nel suo cuore, il parco di Villa Borghese) non dà adito a scoperte o riflessioni ulteriori. Della trama abbiamo già detto. 

Lasciamo infine perdere lo stupefacente «battage» di lancio avvenuto in occasione della sua presentazione al pubblico. Una pagina intera sui tre quotidiani più letti in Italia («Corriere della Sera», «La Repubblica» e «La Stampa»), e con quali firme (De Cataldo e Purgatori, tanto per citarne due). Poi, non bastasse, anche da Fazio, al suo esordio stagionale. Mah. Spiace perché comunque Veltroni rimane una persona rispettabilissima ed in ambito politico non merita alcuna censura, al contrario. In particolare ci piace qui sottolineare una sua riflessione, sempre rilasciata «A che tempo che fa»: 

C’è un veleno che è stato seminato in questo Paese, e non solo, nel corso di questi anni: la negazione della competenza. La negazione dell’autorevolezza che nasce dallo studio, dalla fatica, dal sapere, che è stata messa in discussione dal principio in base al quale tutti potevamo dire tutto su tutto. L’esito poi è questo: i professori non vanno bene, gli scienziati non vanno bene, i medici non vanno bene, ma così il paese rischia davvero molto”. Ineccepibile. 

Quel che però lascia perplessi, parere personale, è il suo costante esserci, quasi dappertutto. Solo nel 2021 ha scritto una favola per bambini in occasione del giorno della memoria («Tana libera tutti» ed. Feltrinelli: bello e consigliato), poi un memoriale sui brutti tempi della prima Repubblica (Il caso Moro e la Prima Repubblica: breve storia di una lunga stagione politica», Solferino: interessante) adesso questa terza avventura del commissario Bonvino. Quando sugli scaffali c’era ancora fresco «Odiare l’odio», Rizzoli. Non bastasse la cura e regia di un film su Fabrizio De Andre (in concerto con la Premiata Forneria Marconi). E, ancora appuntamenti settimanali fissi su «La Gazzetta dello sport» e «Il Corriere della Sera».  Sembra fare tante cose bene ma nessuna benissimo. E spiace. 

«C’è un cadavere al Bioparco», 2021, di WALTER VELTRONI, ed. Marsilio, 2021, pag. 224, Euro 14,00.

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