Yo soy Giorgia: Meloni alza la vox

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Trascorso qualche giorno e metabolizzata l’ondata di stranita ammirazione, non mi spiacerebbe tornare sulla visita di Giorgia Meloni in Spagna: irruente, plastica e recitativa accanto a Santiago Abascal, leader del movimento ultra populista spagnolo “Vox” , la stella cometa di Fratelli d’ Italia ha sbancato il palco, con il suo tormentone adattato alla terra dei tori.

Donna di tempra ricavata da una complessa lega di titanio e di acciaio, la Meloni vestita di bianco non ha baciato il suolo spagnolo limitandosi a salutare con enfasi gli esponenti di Vox, impegnati a organizzare il mega evento ” Viva 21″ in una Madrid parata a festa .

 “E’ un piacere e un onore per me essere qui oggi con Santiago Abascal e gli amici di Vox. Loro e  Fratelli D’Italia sono partiti fratelli. Uniti da valori e battaglie comuni che combattiamo insieme. E insieme lavoriamo per rafforzare la famiglia dei Conservatori europei, che difende l’identità, la sovranità e i confini delle nazioni europee dal pensiero unico della sinistra globalista”.

Il condottiero di Vox la osservava con la devozione di un pellegrino sulla via di Santiago, reduce da trenta chilometri di scarpinata, l’aspirante torero difetta infatti ancora di una fulgida carica di motivatore massimo e trasmette ancora segnali tra il goffo e l’impacciato.

Eppure certe frasi calibrate stanno favorendo una sospirata e ambita evoluzione salviniana : 

“Porto sempre con me una Smith & Wesson. Prima lo facevo per proteggermi dall’Eta. Ora per proteggere i miei figli”

Santiago non è un mago e le sue modeste capacità sceniche si sono un tantino riscattate solo quando ha presenziato alla mattanza de toros di Puerto de Santamaria, la più importante manifestazione dell’estate in quel di Cadice.

Ma si farà nel tempo, i suoi tantissimi sostenitori ne sono quasi certi soppesando certi favorevoli indizi legati al suo ardimento nella tutela delle immensità di re Juan Carlos e alla sua tenacia nel promettere di sfrattare gli squatters a calcioni nel sedere, piuttosto che cascare nella vischiosità di un’irritante legge.

E l’aggiunta di empatica autorevolezza sta pure nei giurin giuretta di chiusura delle frontiere perché gli immigrati non si infiltrino sgradevolmente per il “pericolo sanitario”, facendogli guadagnare un filotto di punti, ingigantiti dai riflettori della sua fidanzata Lidia Bedman, influencer che va per la maggiore. (guarda il video qui sotto)

Comunque le premesse per una consacrazione di battimano crescono quando Abascal ostenta con impeccabile civetteria la sua mascherina verde militare che tende al cachi con tanto di bandierina spagnola in rilievo, bel cucita sulla destra di un naso che fiuta consensi.

La deviazione sul tema aveva l’obbiettivo di ingigantire la maestosità dell’impatto della Meloni guerriera, trascinante pasionaria dei partiti di centrodestra che poi se la destra prevale sul centro tanto di guadagnato. 

La fratellanza fra due paesi non dissimili si è mirabilmente annodata in un groviglio gordiano nel momento in cui lei, ispirata dalla potente mano degli dei dell’arringa, ha dato la stura a un comizio che puntava agli “olé” sino a incocciare in una eiaculante apoteosi dentro una frase già abusata nella patria Terra e ripresa in cento tormentoni parodianti : 

“ Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana. No lo puede quitar”.

Delirio di acclamazioni, reiterate richieste di bis recitativi, una follia di sbandieramenti, eccitazione di massa e poi un’ulteriore ovazione per quell’intensissimo “No lo puede quitar” che trova l’equivalente del deflagrante ” Non me lo toglierete”.

Un “Non me lo toglierete” che , una volta riacciuffato l’aereo del ritorno, si è leggermente affievolito davanti alle notizie dell’ennesima gaffe di Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma al ballottaggio per Fratelli d’Italia:”Non prendo ordini da Bruxelles, anzi, a Bruxelles non ci sono mai stato”.

E bravo il “Michettone” che ama vaneggiare calpestando la sacra memoria della Shoah, in una puzzolente folata di pregiudizi antisemiti che cancellano d’un botto la cultura della educazione della memoria.

“Yo soy Giorgia”, nella fase dell’atterraggio, contava l’elenco delle gatte da pelare mentre il suo candidato provava a scusarsi per le  affermazioni forse male interpretate, chiedendo venia per l’equivoco nato dal suo solfeggiare i soliti impronunciabili luoghi comuni nei confronti del popolo ebraico.

E i problemi di Roma offuscavano di brutto la fiabesca luminosità di una Madrid dove lei aveva fatto saltare il banco e il branco di cinghiali offuscava la possente mole del toro, in un’impari lotta che rendeva rauca persino la sua supersonica vox. 

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