Youth4Climate, basta bla bla bla

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Come si è concluso il vertice dei giovani rappresentanti del movimento Youth4Climate a favore dell’ambiente tenutosi a Milano? Di sicuro con la promessa di non mollare la presa e di continuare a battersi, perché quello del cambiamento climatico è un tema che va affrontato con i fatti. Non a chiacchiere. I quattrocento giovani delegati giunti nella capitale lombarda hanno proprio voluto ribadire come le decisioni e gli impegni fin qui presi dai principali governi del Pianeta siano sostanzialmente una mezza presa in giro.

Com’è possibile combattere il cambiamento climatico se i dati sono già vecchi di anni quando vengono pubblicati?”. È ciò che ci si è chiesti nel corso della tre giorni milanese voluta da Youth4Climate per non arrivare impreparati alla Cop26 che si terrà a Glasgow a inizio novembre. “Un momento decisivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Un evento che molti ritengono essere la migliore, nonché ultima, opportunità del mondo per tenere sotto controllo le conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici”. O almeno così si legge alla pagina web della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Però il sospetto dei giovani che si battono per il clima è che, visti gli ingenti interessi economici in ballo, ci sia ancora una forte resistenza rispetto al cambiamento, alla transizione ecologica che si fa oggi giorno che passa più urgente e necessaria. Gli impegni presi, le promesse fin qui fatte riguardo a tutte quelle azioni rivolte alla sostenibilità dell’economia e per favorire il passaggio da un sistema basato sulle fonti energetiche inquinanti a un modello virtuoso incentrato sulle fonti verdi, sembrano tanto promesse da marinaio. “Siamo stanchi dei bla bla bla politici, la speranza siamo noi”, ha detto senza troppi giri di parole Greta Thunberg icona di questo movimento.

Greta e i giovani come lei non si fidano. E a giusta ragione. Non è normale che debbano essere i nostri figli a indicarci la via, mostrandoci quali sono le priorità di questo povero e malandato Pianeta. I nostri ragazzi dovrebbero pensare ad altro, non certo al fatto che il loro futuro è sempre più simile a un incubo che poco alla volta diventa realtà. Di buono resta il fatto che la maggior parte di questi ventenni, riunitisi all’ombra del Duomo per parlare di clima, era preparata e competente. Un’anteprima, si spera, di quella che sarà la classe dirigente del futuro. Tornando invece al presente, le premesse della conferenza in programma fra un mese a Glasgow, purtroppo, non sono certo delle migliori, visto che non sarà per nulla evidente conciliare le istanze di paesi estremamente diversi tra loro per interessi e grado di sviluppo. Così il rischio che si arrivi all’ennesimo nulla di fatto è davvero dietro l’angolo.

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