25 novembre. Uomo, parla anche tu!

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Violenza maschile: i dati ufficiali dicono che è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne. Mobilitazioni e manifestazioni sono sacrosante, ma non basteranno ad eliminarla. Se n’è parlato giustamente anche ieri, 25 novembre 2021. A parlare sono state in maggioranza le vittime, nel silenzio e nella latitanza dei carnefici. E di nuovo, piazze, giornali e salotti televisivi ci accolgono e si tingono di rosa. 

Bello sarebbe invece immaginare una scena rovesciata: che siano uomini a prendere il microfono per spiegare, a noialtre e al mondo, perché loro stessi, o un loro amico, o un loro nemico, o un vicino di casa avvertono l’impulso nefasto a far male ad una donna, a possederla con la violenza. O addirittura ad eliminarla, fino a chiudere una storia d’amore facendo a pezzi l’ex amata per gettarla in un cassonetto. O ancora a malmenarla nella privacy delinquenziale delle proprie mura domestiche.

Perché? La sessualità maschile resta per lo più avvolta in una sorta di omertà autorizzante e assolvente.

Non tutti gli uomini sono così, conosciamo l’obiezione. Certo che no, per fortuna! Infatti sono gli altri quelli che noi amiamo. Ma quelli che amiamo dovrebbero impegnarsi di più per strappare il velo dell’omertà ai loro simili violenti.

Alcuni hanno cominciato a farlo. Ma la maggioranza ancora si fa scudo della sociologia, dell’ideologia: è colpa della guerra, del sabato in discoteca, delle droghe, dei fondamentalismi, dei barbari che ci invadono…

C’è sempre un altro sul quale scaricare la responsabilità, sfocando l’evidenza.

L’evidenza è precisamente quella cruda delle cifre dei casi di femminicidio, che non regrediscono, anzi.

La violenza si ripresenta e si inasprisce proprio laddove la libertà conquistata dalle donne è più avanzata e solida. Ed è una violenza trasversale e globale. Non risparmia affatto l’opulento e “democratico” Occidente, al contrario! 

Forse la risposta al perché sta proprio qui: ogni qualvolta  si produce uno scatto di libertà femminile, lo smarrimento maschile di fronte alla “donna nuova” si traveste di virilismo. E appena può si fa violenza che marcia al fronte.

Se questo è il prezzo da pagare, noi donne non lo vogliamo pagare. Non vogliamo che lo paghino né le più deboli, né le più forti. 

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