Alla faccia della Cop26

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C’è poco da stare allegri. La catastrofe è alle porte e noi non stiamo facendo nulla per evitarla. A sostenerlo è un folto gruppo di ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Le loro conclusioni smorzano l’ottimismo respiratosi, in parte, alla conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow. Il nostro mondo, secondo loro, si starebbe avviando verso un livello di surriscaldamento globale ben superiore ai limiti imposti dagli Accordi di Parigi nel 2015.  

Malgrado gli impegni presi dai governi per ridurre le emissioni inquinanti presenti nell’atmosfera in occasione degli incontri fin qui tenutisi sotto il cappello delle Nazioni Unite, finora, di concreto si è fatto poco o nulla. Così, le temperature, aumenteranno di 2,4°C entro la fine del secolo, a dispetto dell’+1,5°C concordato a Parigi. A dirlo è un gruppo di esperti dell’associazione Climate Action Tracker che contesta altre previsioni ben più ottimistiche. Se davvero sarà questo l’aumento della temperatura, fenomeni climatici estremi come innalzamento del livello dei mari, siccità, alluvioni, ondate di calore e tempeste creeranno ovunque caos e devastazione.  

Prevedere ora e con esattezza quale sarà il reale aumento della temperatura da qui alla fine del secolo non è affatto semplice. Le previsioni più ottimistiche parlano di una crescita delle temperature globali che non supererà gli 1,8°C. Questa stima però si basa sul rispetto degli obiettivi che i maggiori paesi produttori di immissioni inquinanti si sono prefissati di raggiungere sul lungo periodo. Ma dato che finora si è semplicemente trattato di promesse da marinaio, con tanto bla bla e pochi fatti, Climate Action Tracker ha preso in considerazione soprattutto gli obiettivi a breve termine che i principali Paesi del mondo intendono raggiungere per la fine del prossimo decennio.  

E così, rimanendo sul breve periodo, sappiamo che nel 2030 le emissioni saranno ancora il doppio di ciò che dovrebbero essere per contenere l’aumento a +1,5°C. In più di un’occasione gli scienziati ci hanno avvertito che, andando oltre a questo limite, alcuni dei danni inflitti al Pianeta saranno irreversibili. Eppure c’è chi ancora fa orecchie da mercante. La differenza fra ciò che i diversi Paesi hanno promesso di voler fare per contenere le emissioni di gas serra e i loro piani nella realtà è lì da vedere. Secondo le previsioni scientifiche più attendibili, le emissioni inquinanti dovrebbero calare del 45% entro questo decennio, se davvero volessimo rispettare gli Accordi di Parigi. Ma non accadrà mai. Non c’è traccia di una reale volontà. 

+1,5°C al massimo? Rimane soltanto un’ipotesi di lavoro. I piani d’azione dei principali governi per il prossimo decennio non sono esattamente allineati con questo obiettivo. Per ragioni che hanno a che vedere con il qui e ora, due avverbi che c’impediscono di vedere qual è la realtà dei fatti. La drammaticità del momento e lo Tsunami in arrivo. È come se fossimo consapevoli dell’onda, lì davanti a noi, ma incapaci di metterci al riparo. Di fare qualcosa in prospettiva. Cop o non Cop e buoni propositi a parte, sarà praticamente impossibile contenere il riscaldamento climatico, soprattutto se rimarremo alla finestra a guardare così come abbiamo fatto a Glasgow, anche a questo giro.

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