Allarme chiese chiuse

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Migliaia di chiese, in Italia, sono oggi inaccessibili, saccheggiate o pericolanti. Sono diventate merce o attrazioni turistiche a pagamento. Quando non sono addirittura in vendita. A lanciare un grido d’allarme sullo stato in cui versano, denunciando lo scempio di un patrimonio comune, e per questo forse ancor più prezioso, è lo storico dell’arte Tommaso Montanari con il suo libro “Chiese chiuse” (Einaudi, 2021). Già, perché fede a parte, una chiesa dovrebbe essere vissuta come un luogo aperto, proprietà di quella fetta della società che sa essere democratica e accogliente. 

Per secoli, in Europa, e ancor di più in Italia, una parte importante della ricchezza accumulata dalla società è stata spesa nella costruzione e nella decorazione di chiese, cappelle, monasteri e conventi. Tra il medioevo e l’Ottocento, sono fioriti edifici che hanno raccolto l’arte e lo stratificarsi del bello di ogni epoca. Dal Rinascimento, e ancora prima, fino al Barocco e molto oltre. Dai primi cristiani all’altro ieri. Oggi, però, assistiamo alla lenta ma inesorabile dissoluzione di questo patrimonio. Alla sua svendita e mercificazione. 

Da qualunque parte la si guardi, si tratta di una grave perdita. Non solo per chi a quel luogo associa una fede. Perché sono comunque opere che appartengono a una dimensione altra dal quotidiano. Rappresentano una sospensione rispetto al logorio e al caos della contemporaneità. E sono la dimostrazione che andare ad un’altra velocità è possibile. È fattibile. Si può andare anche a passo d’uomo. Non è questione di fede o di sacro. Ma semplicemente di umanità.

Da sempre le chiese sono un luogo lontano dalle urgenze e dalle miserie del quotidiano. Sono cattedrali del silenzio. Eppure oggi, mai come prima, non si contano gli annunci di Chiese in vendita. I mercanti non sono entrati nel tempi. Ormai possono perfino permettersi di venderselo quel tempio. Le chiese sconsacrate in vendita, spesso adibite ad altro, in Italia, sono addirittura un migliaio. Luoghi sacri abbandonati che possono diventare qualunque altra cosa. Così facendo però si incorre in un sacrilegio che non ha solo a che vedere con la fede.

Così pretendere, battersi per evitare un uso commerciale di questi luoghi e che non siano esibiti come trofei o feticci, è davvero il minimo sindacale. Riciclandole in autofficine, sale da ballo, locali di spogliarello, si corre il rischio di dismetterne l’umanità, il potenziale umano, perdendo quello slancio spesso polemico e rivoluzionario che le ha viste nascere, prova tangibile di come un altro modello di vita sia possibile oltre che fattibile. Sarebbe il segno che almeno si è riusciti a conservarne il loro ruolo umano e collettivo. 

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