Auschwitz, manifestanti concentrati

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Giusy Pace è una concentrata. Niente sbavature, niente tentennamenti. L’organizzatrice della mascherata a Novara, coi no Green pass travestiti da ebrei con tanto di filo spinato, spiega ai giornali: “Ma quale campo di concentramento, volevamo stare concentrati!”

Il caffè è concentrato se lo fai ristretto. Pure il brodo. Allo stesso modo si concentrano gli studenti pronti a un esame.

Giusy Pace è infermiera ed è pure vaccinata, e meno male, ma è una “no Green pass”. Abbiamo quasi perso il conto. In effetti parlare di no vax non è pertinente. C’è chi è contro il vaccino, favorevole alla maschera ma non al Green pass, chi è favorevole al vaccino e al Green pass ma non alla maschera, chi invece è contro la maschera ma favorevole al vaccino e al caffè d’orzo.

Non si capisce più un piffero. Ci troviamo di fronte a una marea di “neinsager” con varie provenienze, ideologie che hanno in comune una sola cosa: creare una confusione incredibile e ritardare l’uscita del mondo da questa perniciosa pandemia.

Ma la cosa che lascia veramente perplessi, è l’intervista a Giusy Pace. Lei e i suoi amici, sono stati criticati da ogni dove, comunità ebraica in primis, per aver vilipeso, offeso e sminuito uno dei peggiori massacri del ventesimo secolo, paragonandolo all’imposizione del Green pass. (leggi qui sotto)

La Pace, con una capacità non indifferente di salire sui vetri come un geco calabrese ha risposto in un’intervista:

“Concentramento nel senso di concentrazione: noi ci siamo concentrati un uno spazio, per manifestare il nostro dissenso. Non volevamo paragonarci ad Auschwitz.”

D’accordo, allora forse era meglio evitare di vestirvi con casacche a righe bianche e azzurre coi numeri sopra e un finto filo spinato che vi circondava. Chissà perché, ancora oggi in Europa, certi simboli evocano immediatamente l’Olocausto.

Ragionando così, allora anche una manifestazione della FIOM si concentra in un punto per manifestare il suo dissenso, ma non per questo si maschera come deportati di un lager. L’intervistatore, che scemo non è, incalza la Pace: “Nella locandina della manifestazione c’era persino un richiamo a “questo negozio è ariano”

“Noi accostiamo il Green pass alla tessera del pane del 1925. Stiamo vivendo in un periodo storico molto pericoloso. Il passo dal 1925 al 1933 è veloce. Questo è solo il preludio.”

Risponde la Pace. A parte che non si capisce cosa c’entri il negozio ariano e il periodo dal 1925 al 1933, visto che le leggi razziali sono state promulgate solo nel 1938, le paranoie di Pace e compagnia sulla dittatura sono ridicole. Poi prima di sproloquiare dovrebbe domandarsi cosa fanno alle sue manifestazioni i figli di coloro che nel ventennio fascista crearono davvero la dittature delle leggi razziali. Il Green pass non è una vessazione, è il modo per cercare di limitare morti e diffusione del morbo. Allora anche tutte le cure spese per le varie malattie sono dittatura, come le vaccinazioni anti polio o vaiolo, ma siamo anche un po’ stufi di fare la solita tiritera.

La signora Pace e compagnia, che in questa dittatura possono andare in giro a fare i pagliacci e a farsi intervistare, hanno voluto fare un paragone, questo è ovvio, che gli è andato storto. Perché c’è gente stufa, arrabbiata e stanca di questa pandemia, e quelli come La signora Pace non fanno altro che creare polemica, nervosismo e fomentare l’isteria di complotti e paranoie inesistenti.

Poi c’è gente che trova giustamente orrendo oltre che patetico paragonare quattro balenghi mascherati e paranoidi con uno dei peggiori genocidi della storia, un buco nero di sofferenza e dolore che ancora oggi fa serpeggiare i suoi tentacoli in tutta Europa.

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