E vai di nuovo liberismo!

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Raga, in Ticino c’è poco liberismo. Nonostante anni di sgravi fiscali e di smantellamento dello Stato della fatina Marina Masoni, lavoro poi seguito con diligenza dai suoi successori, ultimo Vitta. In Ticino, la Ftaf (federazione ticinese dell’associazione dei fiduciari), al forum annuale, una simpatica kermesse che farebbe scappare a pinne levate un banco di squali tigre, ha sancito questa grande verità.

Una verità che farebbe la gioia immediata di Paolo Pamini e Sergio Morisoli, che da quando hanno emesso i primi vagiti, hanno fatto dei tagli statali e del darwinismo sociale il loro unico motivo di vita.

Dire che in Ticino ci vuole un nuovo liberismo, è come dire che nei ciccioli di lardo all’emiliana manca il grasso, o che nel mare manca l’acqua. 

Anni di dergulation economica, di privilegi ai ricchi, di sgravi fiscali alle aziende, hanno reso il nostro paese quello che è: terreno fertile per 75’000 frontalieri( alla faccia della Lega), un posto con salari spesso inadeguati e con i giovani che scappano a gambe levate per cercare gli stipendi molto più generosi d’oltralpe. Una terra riempita all’inverosimile di speculazioni edilizie, che oggi si traducono in mucchi di macerie sfitte, una terra di capannoni brianzoli, costruiti da aziende che cercavano poi solo la famosa “ottimalizzazione fiscale”.

Un solo esempio? Il “quartiere” Gucci, un isolato di magazzini a Sant’Antonino, una cattedrale del lusso che ora si è molto ridimensionata, una realtà a cui Vitta aveva steso tappeti rossi. (leggi qui)

Cristina Maderni, presidente dei fiduciari e, ça va sans dire, ex candidata liberale al Consiglio di Stato (ormai questi ruoli si sovrappongono quasi d’obbligo) ha aperto la giornata facendo il punto della situazione, tra aumenti dei costi delle materie prime, pressioni inflazionistiche e covid. Per Maderni il: “ruolo determinante degli imprenditori privati in un’ottica di ‘nuovo liberismo’, con il supporto che la professionalità e la dedizione delle diverse categorie di fiduciari può recare. Da auspicare meno burocrazia e maggiore flessibilità da parte dell’apparato pubblico”.

Meno burocarzia vuol semplicemente dire”non metteteci i bastoni tra le ruote quando facciamo i nostri porci comodi”. Porci comodi che, come dicevamo poc’anzi, hanno portato il Ticino ad essere il disastro economico che è oggi, un Cantone che vede solo la regione di Bellinzona con buone prospettive per il futuro, mentre le altre arrancano dietro a fasti passati di piazze finanziarie, banche, assicurazioni e casinò. 

A volte si ha l’impressione che il Ticino stia diventando una ghost town dopo la corsa all’oro.

Riccardo Braglia, vice presidente di Helsinn, ha tirato fuori esempi virtuosi come la tassazione al 12,5% dell’Irlanda. Talmente virtuosa che il paese del trifoglio e della lira è nel mirino dei dipartimenti fiscali di mezza Europa. Che l’Irlanda pratichi tassazioni ridicole alla disperata ricerca di investitori non è un segreto. Che invece la finanza ticinese non abbia nulla di meglio che sbandierare ipotesi assurde e demenziali, fa poco sperare per un futuro roseo. Se si continuerà a ragionare così, della ghost town Ticino, in breve tempo rimarranno le macerie, attraversate solo dai cespugli di chaparral spinti dal vento e dagli sciacalli…quelli per fortuna non mancheranno mai.

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