I russi stanno arrivando

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Ci sono nuovi sviluppi nel più vicino fronte della nuova guerra fredda. L’Ucraina, dove da anni infuria un conflitto interno tra il governo nazionale di destra e i separatisti della Novorossiya, torna prepotentemente al centro delle attenzioni. La causa sarebbe un massiccio dispiegamento di forze dell’esercito russo nei pressi del confine. 

Secondo il segretario generale NATO Jens Stoltenberg, quello che si sta osservando al confine tra Ucraina e Russia è “un significativo ammasso di forze schierato nei pressi del territorio ucraino”. Sempre secondo Stoltenberg, la Russia avrebbe “dimostrato più volte di volere e poter ricorrere a questi mezzi”.

La notizia si è tradotta in una levata di scudi da parte delle nazioni occidentali, principalmente Germania e Francia. Entrambe hanno dichiarato “sostegno totale” per l’indipendenza Ucraina, oltre ad aver chiesto “spiegazioni” al Cremlino. Altre nazioni NATO hanno fatto eco a queste dichiarazioni. 

Secondo Stoltenberg, una risposta decisa era necessaria – se non altro per far capire a Putin e al suo staff che “li stiamo tenendo d’occhio”. Stando alle sue valutazioni, il nuovo posizionamento delle divisioni russe permetterebbe a Mosca di lanciare un’offensiva senza particolare preavviso. Questo mette in difficoltà la pianificazione militare NATO, storicamente impreparata per guerre di movimento in terreni favorevoli contro nemici competenti quanto la Russia. 

Avendo detto tutto questo, le informazioni relative a una mobilitazione Russa non sono particolarmente dettagliate. Cosa che diventa perlomeno curiosa se consideriamo il fatto che la Russia è comunque conscia della sua incapacità di vincere un conflitto prolungato con la NATO. Questa mossa pare quindi poco giustificata da un punto di vista strategico, ma potrebbe esserci di più.

Secondo l’economista e esperto di affari russi Per Anders Aslund, Mosca starebbe tentando di far guerra all’occidente in modo “ibrido”. La teoria di Aslund è che la Russia stia tentando di dividere l’Europa occidentale fomentando conflitti non militari, bensì politici e economici. A corroborare questa tesi abbiamo la recente ondata di “marachelle” Russe nel continente. La “guerra dei gas” contro le nazioni centroeuropee, il sostegno Russo al secessionismo Serbo in Bosnia, l’incitamento di una crisi migratoria che colpisse Polonia e paesi baltici e infine la mobilitazione al confine Ucraino che stiamo descrivendo. 

Questa era la ragione per cui la Russia avrebbe completato il gasodotto NordStream in coabitazione con la Germania, mossa poco gradita dalla dirigenza NATO e che ha spinto il veterano della rivoluzione americana (e presidente) Joe Biden a minacciare sanzioni contro la Germania stessa. Di controcanto, il posizionare truppe nei pressi del confine Ucraino avrebbe come scopo quello di separare le nazioni europee – dando per scontato che per ogni nazione disposta a combattere per il Donbass ce ne sia un’altra che decida di opporsi all’idea di confrontare la Russia. 

Secondo Aslund, la Russia “manda palloni-sonda”, ovvero “cerca di testare i limiti di ciò che può permettersi di fare mettendo spesso l’occidente di fronte a fatto compiuto. Questo permette loro di fare la loro mossa, e eventualmente ritirarsi in caso di reazione avversaria”.

Tornando alla questione originale, l’Ucraina ha risposto alla minaccia nominando Oleksiy Reznikov come nuovo ministro della difesa. Richiamato dalle trincee del Donbass, Reznikov sembra destinato a visitare Washington nelle prossime settimane. 

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