Il colpo fatale del toro

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L’inossidabile passione che sovrasta le urlanti e concitate sagre della Spagna ha già prodotto una nuova vittima post pandemica: un uomo di 55 anni è morto dopo essere stato incornato da un toro aizzato – grazie alla sfrontata e sfidante gestualità  di qualche centinaio di invasati che adorano l’adrenalina del rischio acuminato- nell’ambito del festival di Onda ,centro della provincia orientale di Castellon.

E dopo le pause imposte dal Covid, ecco arrivare puntuale nella sua predestinazione il primo decesso procurato dalla sollecitata irruenza di un ungulato.

E se la maestrina ci insegnava con petulanza che questo austero ” monumento erbivoro”, nel suo movimento a volte placido e a volte dinamico, poteva raggiungere il ragguardevole peso di 1000 chilogrammi e misurare 150 centimetri in altezza, raramente capitava che alludesse a quella sorta di sottostante tripudio testicolare che tanto spesso entra nei modi di dire e nelle malizie.

L’accadimento si riassume nelle foto di rito dove si nota un mare di folla quasi tracimante dalle transenne parodiando, onda su onda, la mattanza di Onda.

Il branco di tori scorrazza e fugge in traiettorie malaccorte e incaute ,inseguito da un’orda di scalmanati intenzionati a ostentare il proprio coraggio e l’ardimento che esalta , sfiorando narici fumanti e corpaccioni che evocano le vaporiere di una volta. 

Ed ecco, come nelle peggiori storie che esigono da copione che qualcuno ci lasci la pelle, un placcatore dai neri pantaloni sollevarsi, quasi fosse un tappo di prosecco, quasi piroettare  per poi diventare bersaglio di una incornata che è come un fendente che non perdona.

Il malcapitato scarica a terra il suo corpo trafitto mentre il pubblico, scioccato nella sciocca sorpresa meraviglia, si ritira e quasi fugge, sfregandosi contro le saracinesche dei negozi.

I tallonatori del brivido cercano di soccorrere il compagno sulla cui lapide reciterà la scritta ” El toro ha hecho su trabajo” ovvero ” Il toro ha compiuto il suo dovere”, mentre lo scompiglio e la confusione degenerano, e le bestie quasi paiono volare sull’asfalto di una strada che non appartiene a loro , dando fiancate a destra e a manca, sfiorando guerrieri sconfitti che sgambettano e sgattaiolano via , certo per non concedere un inopportuno bis.

L’uomo pescato dalla lenza della malasorte giace a terra, gravemente ferito dentro un rivolo di sangue che scorre dalla coscia sinistra vicino all’inguine, dove l’avversario a quattro zampe ha perforato con veemenza l’arteria femorale.

Il referto ospedaliero parlerà di una devastante emorragia e i funzionari del municipio di Onda decreteranno frettolosamente la sospensione di ogni altro evento di contorno.

Il morto proveniva dalla vicina città di La Vall d’Uixo  e cullava probabilmente il sogno di una giornata diversa dove il “rischio calcolato” dona minuti di ebbrezza e applausi da protagonista. Indossava un berretto da baseball bianco come il pelo del cane che accompagna San Rocco, il santo protettore della cittadina della pazzia centrifugata, e il suo top rosso pareva un cencio schiantato ai bordi di un marciapiede.

L’ambulanza che pazziava di sirena  lo ha deposto all’Hospital de la Plana nel vicino Villarreal , dove è stato ufficialmente dichiarato morto.

Crudele e bizzarra, la vita.

Dopo le vigliacche vendemmiate della pandemia pareva così invitante e stupefacente quella libera baraonda  che profumava di zucchero filato, inscenata da mezzi improvvisati toreri dell’ultima ora e da irritati tori fomentati dalla frastornante necessità delle tradizioni e dalla rivendicazione di una festa dove gozzoviglia il surreale e dove il colpo fatale resta materia di futuri racconti rielaborati, zeppi di corna affioranti e di eroi caduti. 

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