Il falso ginecologo travolge l’Italia

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L’uomo, fingendosi un medico, contattava le vittime per telefono ed email, chiedendo poi a loro di spogliarsi in videochiamata. Dopo il caso denunciato da una 24enne di Lecce si sono aggiunte molte altre testimonianze provenienti da tutta Italia. 

È il giorno di Ognissanti. Siamo a Lecce, in Puglia. Noemi riceve una chiamata da un numero privato. Risponde, e dall’altro capo del telefono, sente una voce maschile. Si presenta, dice di chiamarsi Francesco Lirante (o Licante) e di essere un ginecologo. All’inizio Noemi è perplessa, è festa ed è la prima volta che sente questo nome. Eppure si fida, perché l’uomo sa il fatto suo e di lei conosce molti dettagli, come luogo e data di nascita e il periodo in cui aveva svolto le analisi. 

Ad un certo punto le comunica che, dalle sue analisi sarebbe emersa un’infiammazione, non rivelata prima, alle parti intime. Le descrive i sintomi che la giovane effettivamente ha. Poi Inizia a farle delle domande, molte ed intime, fino a chiederle se era disposta a fare una chiamata video, su Zoom o Hangout. Ed è a quel punto che le dice “spogliati”. Noemi è spaventata ma anche innervosita. Chiude la chiamata, ma riceve comunque una mail da un finto account legato a una struttura sanitaria pugliese. 

La ragazza contatta l’ospedale e loro le dicono di non  conoscere questo sedicente ginecologo, spiegando inoltre che il personale sanitario non potrebbe richiedere in alcun modo foto o video di una paziente. 

Noemi è sconvolta. Decide di denunciare l’accaduto sui social. Nelle sue storie di Instagram scrive: “So solo che non sono stata così ingenua da dargli occasione di divertirsi con il mio corpo, ma questo tizio potrebbe ingannare qualcuno più ingenuo di me” .

Il Me Too si attiva

La macchina dei social si attiva. La storia di Noemi in poco tempo fa il giro della rete. Viene contattata da altre donne, che le raccontano di aver vissuto la stessa esperienza. In un solo giorno la ragazza raccoglie 25 testimonianze, circostanziate in Puglia nei mesi di agosto, settimese e ottobre.

Poi, il cerchio si allarga e le denunce iniziano ad arrivare anche dalla Calabria, dal Lazio, dalla Toscana e anche dalla Lombardia. Dalle 25 donne molestate iniziali si arriva a circa 250.

Ma quello che inquieta di più, oltre al numero, è che l’uomo è a conoscenza di molte informazioni private:  sa nome e cognome, data di nascita, stato di salute, analisi fatte ed esito. 

Sa che tutte le sue vittime hanno effettuato, nei mesi precedenti, degli esami medici: semplici visite di controllo, Pap Test, oppure ancora donazioni di sangue.

Oltre il danno, la beffa

Come fa il falso ginecologo ad avere tutte queste informazioni sensibili? E soprattutto, chi è veramente il “dottor” Francesco Lirante? Ancora non si sa.

La procura di Lecce ha aperto un fascicolo d’inchiesta proprio per far luce sulla vera identità del truffatore, e non escludono la possibilità che l’uomo sia originario della zona.

Ma a questo primo parziale risultato si è arrivati grazie alle denunce collettive. Infatti, molte della ragazze che hanno contattato Noemi per raccontare la propria violenza, hanno dichiarato di averne subita anche una seconda: quando si sono rivolte alle autorità non sono state credute.

La polizia non ha creduto loro. Oppure ha minimizzato quanto accaduto. O, peggio ancora, hanno addossato loro la colpa.

“Signora, ma lui l’ha costretta a spogliarsi? No?”, “La campiamo. Ma se non l’ha minacciata di morte, noi non possiamo fare nulla” . Sono solo due delle farsi che si leggono sotto al post di Noemi, ma che ben fan capire come sia difficile essere ascoltate e prese in considerazione da chi dovrebbe proteggerle e tutelarle.

Perché questo è un molestatore seriale. Ed è un criminale a tutti gli effetti.

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