Il prete con nostalgie fasciste

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Io sono naïf e ingenuo. Mi stupisco sempre quando personalità preposte presumibilmente al benessere, alla cura materiale e spirituale delle persone, si rivelano delle incommensurabili figlie di buona donna.

Ma si sa, il mondo è quello che è e l’idiozia, la cattiveria e la grettezza sono distribuite a piene mani dal destino con grande sagacia e soddisfazione. Ecco perché mi fa particolarmente ribrezzo don Lorenzo Lasagni, parroco di Pisignano di Cervia (casualmente romagnolo come il duce) che ha sposato le peggiori istanze no green pass, quelle di quei tizi che, per capirci inneggiano ai lager come paragone per le loro “disavventure” legate al certificato covid. (leggi qui sotto)

In un periodo dove persone vengono condannate anche da noi per negazione dell’Olocausto (vedi la recente condanna di una trentenne ex candidata UDC alle comunali di Capriasca) e dove esistono ancora paesi italiani che hanno la cittadinanza onoraria a Mussolini. (leggi qui sotto)

Discutere dell’oltranzismo di certi religiosi, gente che Gesù avrebbe sbattuto fuori a calci nel sedere dal tempio insieme ai mercanti, non è una questione proprio minoritaria. Ed ecco allora, che le posizioni di don Lasagni, prendono un peso importante, nefasto e greve. Don Lasagni, alla manifestazione no-green pass di Assisi, che ha raccolto circa 500 persone, ( e dove anche il fraticello col saio lacero si rivolterebbe nella tomba), ha: “invitato la gente a riscoprire la propria umanità profonda e a impegnarsi nella vita per la verità e la libertà. Scendere in piazza significa metterci la faccia e anche il cuore, è una presenza che interroga gli altri”.

In poche parole, un parroco no green pass. Il che sarebbe il meno, se Don Lasagni non avesse dietro di sé pesanti trascorsi, omofobi, avendo condannato: “l’attacco frontale e sconsiderato all’istituto della famiglia basata sull’unione tra uomo e donna” e qui ce ne sono tanti di ultracattolici, che in barba al Papa attaccano sistematicamente i diritti degli omosessuali non solo di esistere, ma di avere una famiglia.

Ma a mettere una pesante ipoteca su una personalità che dovrebbe togliersi la tonaca per vestire la divisa orbace, è il momento in cui a Ravenna, nel 2016, presenzia alla messa per commemorare Ettore Muti, gerarca fascista. Insomma, uno che nonostante il pastorale e le paroline evangeliche, nasconde un’anima più nera della tonaca che porta. Una messa tra l’altro nemmeno autorizzata dal suo stesso vescovo.

Ettore Muti, fascista della prima ora, fu comandante della “coorte Ravenna” dell’MSVN. Appassionato aviatore, partecipò alla guerra di Spagna bombardando città repubblicane, all’invasione dell’Albania. Nel 1939, viene nominato da Mussolini segretario del Partito nazionale fascista. Nel ’43, dopo l’armistizio, viene arrestato con l’accusa di voler favorire un’insurrezione il ritorno di Mussolini. 

A difendere Lasagni dalla curia “cattiva”, un movimento che non ha bisogno di presentazioni e che ultimamente è stato messo all’indice con la proposta di scioglimento per apologia di fascismo: Forza nuova.

Ecco chi commemora don Lasagni, insieme ai nostalgici, rimasugli sparuti degli arditi fascisti, che hanno commissionato l’omelia. Parroci di questo calibro, sembrano retaggio triste di un secolo passato, un secolo di cattolicesimo oltranzista, omofobo, misogino e connivente col potere, qualunque esso sia, anzi, un clero che si trovava più a suo agio in alvei fascistoidi che in democrazie liberali.

Don Lasagni, è recidivo, lo scorso aprile, quando di green pass appena si sussurrava nei corridoi e la campagna vaccinale era ai suoi albori, il parroco era a sfilare coi no vax e i no green pass a Cesena per il “no paura day”. Un nome ridicolo che rappresenta istanze ancora più ridicole, soprattutto di fronte alle decine di migliaia di morti subiti dall’Italia.

Fa specie che tutti questi personaggi, schiuma della corrente della nostra società, finiscano per coalizzarsi, creando improbabili pastoni rigurgitati odio e cattiveria. La recente aggressione del giornalista di Fanpage Saverio Tommasi, a un corteo di no vax, ne è la prova lampante. In questi giorni a sfilare non sono il dissenso e la libertà, ma l’astio e la cattiveria.

*MSVN: Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), corpo creato per inquadrare le squadre fasciste

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