L’Afghanistan torna a scuola?

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Dopo circa 3 mesi di chiusura dalla presa di potere da parte dei talebani, le scuole femminili nella provincia occidentale di Herat hanno riaperto per le ragazze delle medie e delle superiori, secondo quanto riferito dalla stampa locale Tolonews, citando informazioni diffuse dal consiglio degli insegnanti.

La decisione è stata presa dopo un mese di discussione tra il consiglio stesso e i rappresentanti dell’Emirato islamico a Herat. Questa svolta consente il rientro a scuola di circa 300 mila ragazze.

In base ai numeri forniti dal Dipartimento dell’istruzione circa un milione di studenti frequentano la scuola e la metà sono femmine.

Il 21 ottobre scorso, proprio ad Herat, è stato lanciato un toccante appello dalla 15 enne Sotooda Forotan a favore dell’istruzione femminile, in occasione dell’anniversario della nascita del profeta Maometto.

Secondo il programma approvato dalle autorità avrebbe dovuto declamare una poesia, invece, una volta al microfono, ha stupito e commosso il pubblico con le sue parole: 

“Oggi, come rappresentante delle ragazze, voglio lanciare un messaggio che proviene dai nostri cuori.Tutte noi sappiamo che Herat è considerato la città della conoscenza, perché allora le scuole devono restare chiuse per le studentesse?”

Il suo appello aveva riacceso le proteste contro il bando all’istruzione femminile, permessa a livello nazionale solo nelle scuole primarie.

Ai media locali aveva precisato: “Voglio andare all’università e il mio sogno è quello di diventare la prima ministra degli Esteri afghana”.

Da anni il Paese vive in una situazione di disparità per quanto riguarda l’accesso all’istruzione. Si stima che oltre tre milioni e 600 mila bambini in età scolare non hanno la possibilità di studiare, e il 60% di loro sono femmine. A queste bambine viene negata l’istruzione sia per fattori socioculturali che per credenze tradizionali.

Secondo l’UNICEF il 17% delle ragazze vengono date in moglie prima dei 15 anni; a questo si aggiunge la carenza di scuole femminili e la difficoltà a cui vanno incontro gli studenti negli spostamenti per raggiungere la scuola piu vicina, il piu’ delle volte, percorsi a piedi.

Se riescono a superare tutte le difficoltà nel raggiungere la scuola, spesso ricevono un’istruzione di pessima qualità perchè solo il 48% dei loro insegnanti ha una qualifica, minima, equivalente ad un diploma.

Con l’arrivo dei talebani al potere i fondi stanziati dalla comunità internazionale, da cui dipende il Paese, sono stati congelati; gli insegnanti sottolineano che da oltre 4 mesi non ricevono lo stipendio.

Solo il mese scorso l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, e l’UNICEF hanno ricevuto il via libera dai talebani per la ripresa delle vaccinazione anti-polio. Dopo 3 anni la campagna anti-poliomielite riparte solo in 15 province su 34, in quanto le restanti sono troppo pericolose per il personale sanitario.

Un funzionario del ministero della Salute, che ha voluto restare in anonimo, ha dichiarato che i talebani temono per la sicurezza degli operatori, spesso donne, in particolare nelle province orientali dove in passato si sono registrati attentati.

Questa infinitesima preoccupazione dei talebani per l’incolumità degli operatori vaccinali sembra una luce in fondo al tunnel degli abusi; ci piacerebbe credere che le cose possano cambiare prima o poi, ma è solo una flebile speranza.

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