Lo stadio, le torri e il campanile

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Non importa se si è felici o rammaricati per il “sì” espresso dalla città di Lugano al Polo Sportivo e degli Eventi. Alla fine a vincere veramente è stato il campanilismo, tutto in salsa ticinese.

Dopo anni di tira e molla, dibattiti e una campagna agguerrita, la città che si affaccia sul Ceresio si è detta favorevole alla costruzione di un nuovo spazio a Cornaredo dedicato allo sport e non solo. Alle urne si sono presentati oltre 21mila persone (circa il 62% degli aventi diritto di voto), e il progetto è stato approvato con il 56,8% di “sì” (che, espresso in cifre, equivale a 11’954 schede) contro un 42,2% di “no” (9’089).

E così, lo stadio calcistico da 10’000 posti, le due torri, gli uffici destinati all’amministrazione cittadina e la parte residenziale si faranno, con buona pace di chi (MPS in primis) si era visto contrario a tale progetto, ritenuto faraonico, costoso e poco sostenibile.

In controbattuta, Municipio e fronte a favore del PSE, hanno da sempre sostenuto e sottolineato l’importanza regionale e cantonale del progetto. “Il Ticino è il fanalino di coda della Svizzera per quanto concerna la realizzazione di strutture ed edifici all’avanguardia. Dobbiamo cercare di restare al passo”; dicevano e dicono tutt’ora.

Ecco, più che discutere se il PSE convenga o meno (anche perché competenze in materia non ne ho), vorrei soffermarmi su quest’ultima affermazione, e sulle reazioni “forti” espresse subito dopo l’esito del voto.

In Ticino suona una sola campana

Proprio ieri, a bocce ferme, ho avuto una piacevole discussione con una persona a me molto vicina. Al mio interlocutore chiedevo sostanzialmente un parere sulle votazioni e lui ha definito il referendum per il Polo Sportivo e degli Eventi “il tema più dibattuto della giornata”

“Ma come? – gli chiedo – “Non son d’accordo, a me pare che sulla bocca di tutti ci sia la modifica della Legge Covid; e quei furboni di Linescio e Campo Vallemaggia han votato l’esatto contrario”

Perché questa differenza di veduta? Forse, darvi un’idea della provenienza geografica di entrambi, può tornare utile. Il mio “lui” abita nel Luganese, mentre la sottoscritta è valmaggese… 

Avete capito ciò che è successo? Abbiamo guardato ciascuno il proprio campanile, “fregandocene” di ciò che c’è oltre i propri confini. Ovvio, non tutti ragionano così, ma non si può certo nascondere che, in Ticino, l’andazzo è questo, e nel caso del PSE lo si vede bene. 

Infatti sono stati spesi fiumi d’inchiostro, recitati slogan a gogo, attaccate persone, lanciate accuse, lasciati stagnare malumori, volate parole pesanti, partiti spaccati, pure minacce agli avversari. Per cosa? Per uno stadio.

Il dibattito pubblico, e un intero Cantone, sono stati risucchiati, come in un imbuto, per mesi interi da uno stadio (e per carità è importante anche questo ma… è pur sempre uno stadio).

Uno stadio. 

Ticino fanalino di coda

Ticino fanalino di coda sì, ma abbiamo pur sempre un campanile…e uno stadio!

Scherzi a parte – e tornando anche al discorso del Comune di Lugano – effettivamente noi stiamo (e restiamo) un passo indietro rispetto al resto della Svizzera, anche e soprattutto per questo: ci attacchiamo in modo esagerato e gretto alla propria città o al proprio paese, non permettendoci così di guardare oltre. 

Siamo come cavalli che sì, vanno avanti, ma comunque restiamo con due enormi paraocchi a coprirci l’orizzonte e perciò non vediamo quanto in realtà i nostri progetti non siano poi così innovativi, né un gran che, se confrontati con quanto avviene in Svizzera interna. 

E poi ce li vedete discutere (sia i pro che i contro), come hanno fatto, con un gruppo o una commissione di svizzero tedeschi? 

Frasi come quella pronunciata dall’architetta Giraudi (appartenente allo studio che gestirà i lavori del Polo), dove si dice contenta per i “veri luganesi”, la puoi dire al tuo vicino di casa (appunto, ritornando al discorso del campanilismo) ma non oltralpe; lì ti guarderebbero storto e poi non ti guarderebbero proprio più. 

Alla fine prevale il contorno

A vincere la battaglia, e a non perire sul campo di guerra, alla fine,, non è stato lo stabile in sé, lo sport, gli eventi, e tutto ciò che gli ruota attorno. 

No, è stato il contorno. 

Il contorno che è fatto di attacchi, colpi bassi, poca voglia di vedere oltre il proprio naso, poca voglia di voler – davvero – fare qualcosa di più.

Ieri, il vero vincitore è stato il campanile, che suona – come sempre –  a mezzogiorno. 

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