Lugano: Polo sportivo (e degli appartamenti)

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Visto dall’esterno, un Polo come quello presentato dalla Città di Lugano è in primo luogo una prima mondiale in materia di contraddizione in termini. Perché un polo, in tutte le definizioni, da quelle “terre à terre”, a quelle più scientifiche, rappresenta un accentramento, un punto di concentrazione estremo in ogni senso: nord, sud, caldo, freddo, negativo, positivo: a Lugano invece il Polo, definito “Sportivo e degli Eventi” come prima operazione sposta parte del comparto sportivo (giovani, FC Rapid) al Maglio, per un costo di una quarantina di milioni.

Per poter liberare una superficie in grado di ospitare case-torri, residenze, uffici, una nuova sede della Polizia comunale, centri commerciali, ristoranti, botteghe varie, e un ampio parco che serve ad attrarre i futuri affittuari del polo residenziale.

I promotori magari ammettono che il Polo non è più molto sportivo, o solo sportivo, ma dicono che non essendo lo Stadio e il Palazzetto dello sport finanziabili nella situazione attuale, hanno dovuto fare dei compromessi con gli investitori, HRS e Credito Svizzero.

La prima combinazione del genere, uno stadio inserito nel tessuto della città (la prima volta che l’ho visto dall’esterno, non mi sembrava di arrivare in un campo di calcio) è stata quella proposta dalla coppia Herzog/De Meuron (autori anche dello Stadio Olimpico di Pechino) a Basilea nel 2001: 36000 posti, costo 250 milioni. Incredibilmente, al di là del solito Centro commerciale, dei Caffè e delle botteghe varie, persino con un “Tertianum”, una residenza per la Terza età: ma anche con 90 posti per le carrozzine dei disabili.

Lo stadio contiene 36000 spettatori, quello di Lugano 3 volte meno: i parcheggi sono 680, quelli vicino al “S. Jakob” 1465. Lugano ne annuncia 56, riservati agli stretti addetti ai lavori.

Senza entrare nel merito delle cifre, annunciate in 374 milioni, il costo degli interessi sui capitali è di per sé sconcertante: da 2,38% a 3’O8%, mentre l’interesse dell’ultimo prestito obbligazionario è stato dello O.15%.

Sempre ipotizzando che i preventivi (il dentista  presenta una possibile variazione sino al 15%…) non vengano superati, come ho personalmente constatato dal 1972 al 2008 in 20 Olimpiadi estive e invernali: i preventivi non erano mai onesti: lo fossero stati, ci sarebbe stata troppa opposizione. Fatalmente superati, sono stati spesso appioppati allo spettabile pubblico; primatista, “Montréal 1976”, che ha estinto i debiti in 30 anni.

Ora le Olimpiadi non le vuole più nessuno, tant’è vero che il Comitato Olimpico è costretto a co-finanziarle! L’ Italia ha avuto a prezzo “discount” quelle invernali, cedute dalla Svizzera che non ci ha capito nulla, massimamente a sinistra. Non si perde più un centesimo.

L’ unico utilizzo corretto del termine “polo” si dà nella contrapposizione fra favorevoli e contrari,  persino all’interno della stessa Parrocchia: a sinistra due belle teste (sul serio, non in senso ironico) come Cristina Zanini-Barzagli, ingegnere civile laureata all’ETH (non in un istituto del Rione Sanità di Napoli con i professori che consegna noi le soluzioni agli allievi ticinesi in trasferta) e Martino Rossi, economista.

Idem a destra  con Fulvio Pelli, che onestamente ammette interessi personali in 3 suoi condomini al centro, alleato contro natura al “marxista” Rossi,  e Nacaroglu,  in rappresentanza dei commercianti: dice che se il nuovo quartiere di Cornaredo, una specie di Lugano 2 (o anche 3) si fa, i nuovi arrivati non mancheranno di fare una capatina dalle parti di via Nassa, per la gioia di tutti, ristoratori compresi, già privati dei dipendenti comunali.

Parafrasando Gadda, anche senza il morto; “quer pasticciaccio brutto di via Merulana”: laddove Via Merulana va sostituita con Via Trevano, ma anche con la via che conduce al “Macello”, distrutto “bei Nacht und Nebel”, di notte e con la nebbia, direbbero i tedeschi. Prima ancora che una questione di democrazia, forse è una questione di intelligenza, di banale buon senso: pastrügnoni!,  pasticcioni. “Tutto sbagliato, tutto da rifare”, avrebbe detto Bartali.

Poveri luganesi: meglio essere domiciliati a Massagno. E poveri anche i moltissimi giovani che vogliono fare sport: se il Polo fosse stato veramente sportivo, e prioritario, il progetto, abbozzato già nel 2004 e poi una decina di anni fa, sarebbe da  tempo in porto. Si voleva anche altro? Bastava (forse) dirlo prima.

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