Lukashenko il boia di Minsk

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Ci sono molte parole per definire il dittatore bielorusso Lukashenko, ma la maggior parte di queste non dovrebbero essere usate in un articolo serio, anche se la tentazione è forte.

Lo squallido e disumano escamotage del leader Bielorusso che, dopo aver asfaltato l’opposizione a suon di arresti, ora torna con la coda tra le gambe dai russi, è l’ennesimo capitolo di sfruttamento dei migranti (leggi qui sotto).

Come se non bastassero passatori, pirati, schiavisti e chi più ne ha più ne metta, ora uno Stato sovrano come la Bielorussia, usa fisicamente la povera gente come sistema di pressione per la comunità europea.

Stendiamo un velo pietoso al nostro Paese, che si è già da tempo genuflesso al dittatore della Russia bianca per mero tornaconto. A fare lo zerbino a nome del nostro popolo, Ignazio Cassis, campione di un Cantone che avrebbe volentieri fatto a meno di un ambasciatore così deludente. (leggi qui sotto)

I fatti sono chiari a tutti ma li riassumiamo: Lukashenko, ha ordinato, nell’agosto 2020, il dirottamento di un volo Rayanair ( in viaggio tra Atene e Vilnius) per arrestare un suo oppositore e dissidente, Roman Protasevich. Protasevich, era solo l’ultimo di una serie di personaggi più o meno famosi, incarcerati solo per essere oppositori del dittatore Bielorusso, ma il caso del dirottamento è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

L’atto, che ha creato un pericoloso precedente, è stato condannato duramente dalla comunità internazionale, che in seguito ha emesso delle sanzioni contro la Bielorussia. Il dittatore Lukashenko, per uscire dall’impasse, ha pensato bene di caricare dei migranti in aereo per portarli al confine polacco. Migliaia di poveri disgraziati costretti a temperature sotto lo zero, con fuochi improvvisati e senza cibo né acqua. Migliaia di persone che così impongono un cambio di marcia soprattutto all’Europa. 

Alcuni di loro sono già morti di freddo, un prezzo ridicolo per un farabutto come il leader Bielorusso.

Che fa vergognare, è il totale disprezzo della vita umana da parte del satrapo di Minsk, che non si fa scrupoli ad usare persone come “scudi umani”, per mettere in difficoltà la comunità che ha emanato le sanzioni contro quello che è, a tutti gli effetti, un regime dittatoriale. Un personaggio che ha portato al degrado del dialogo interno, a una recrudescenza dei fascismi, dell’omofobia e del nazionalismo. (leggi qui sotto)

Le frizioni tra Lukaschenko e Putin, sembrano momentaneamente sopite. Il dittatore bielorusso si è infatti visto costretto a tornare tra le braccia della grande madre Russia, antagonista anch’essa della comunità europea. Messo da parte il nazionalismo antirusso, ora il grande nemico è la UE.

Il rischio di tensioni tra Bielorussia e Polonia, per assurdo, va a vantaggio di entrambi. I bielorussi fanno pressione sulla UE attraverso la Polonia, la Polonia starnazza a gran voce chiedendo l’aiuto europeo, bypassando le recenti indagini aperte dalla UE sul sistema, anch’esso omofobo, razzista, ultrareligioso e antidemocratico polacco. A questo aggiungiamo le recenti proteste per la morte di una puerpera che non ha potuto interrompere la gravidanza in seguito alle leggi arcaiche e vessatorie in materia di aborto. Distogliere l’attenzione dall’interno focalizzandosi su un nemico esterno, fa gioco sia ai polacchi che ai bielorussi. Di fronte a loro la comunità europea, che si vede ogni giorno più delegittimata. Dall’altra i russi, sornioni come gatti su una stufa, stanno a guardare, criticando le politiche europee.

Un bel pasticcio, che richiede subito assistenza umanitaria a prescindere dai giochi politici. Diplomazia da una parte e severità dall’altra, dovranno essere messe in campo, anche se è difficile trattare con gente a cui in fondo non frega nulla di qualche migliaio di profughi afghani o siriani. 

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