Måneskin, amore e odio

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Dalle strade di Roma all’apertura dell’ultimo concerto a Las Vegas dei Rolling Stones. Da quartetto di strada a superstar globali. Piacciono sì, ma non a tutti. Perché c’è chi i Måneskin li stronca senza appello. È il caso del musicologo Quirino Principe. Secondo lui il successo della band romana è un fenomeno legato a “una specie di Covid mentale”. Una cosa che “fa accapponare la pelle, ma non diversamente da tante altre cose, come alcune figure istituzionali che raccomandano ai giovani di studiare la grande poesia italiana riferendosi a Mogol”. Ma quella dei Måneskin è davvero l’epoca dell’imbecillità al potere?

E perché i Måneskin stanno riscuotendo così tanto successo? È una domanda che in molti si pongono, soprattutto dopo che negli Stati Uniti la band romana è riuscita a scalare la classifica dei brani più tramessi dalle radio, raggiungendo la 14esima posizione nella classifica Pop Airplay. A farlo è stata “Beggin”, cover rock di una canzone del 1966 dei Four Seasons che Damiano David e soci avevano suonato a “X Factor” e inciso poi per il loro disco d’esordio, nel 2017. Secondo la rivista musicale statunitense Billboard, il sorprendente successo dei Måneskin è il segno del fatto che le emittenti d’Oltreoceano stanno finalmente riscoprendo il rock e la musica suonata per davvero. C’è stata la riscoperta, da parte delle radio, delle chitarre. Almeno così dicono.

Se davvero c’è una spiegazione, per questo loro successo, di certo ha a che fare con i tempi in cui viviamo. Ogni volta che un cantante o una band conquistano tanto consenso è perché in qualche modo si trovano nel posto giusto al momento giusto. Bravi o meno poco importa. Così, quel che è sicuro, è che Måneskin sono rock. In un modo nel quale nessun altro gruppo lo è, o quasi, di questi tempi. Ad aver aggiunto un gusto nuovo alla loro pietanza c’è poi il fatto che sono italiani. Un ingrediente che ha dato alla loro musica un sapore esotico che ha fatto della band romana un simbolo della cultura pop globale, proiettandola ai vertici delle classifiche mondiali.

È stata anche la prima band italiana a essere nominata e a vincere agli MTV Europe Music Awards, nella categoria Best Rock dove hanno battuto i Coldplay, i Kings of Leon, gli Imagine Dragons, i Killers e i Foo Fighters.  Le parole del cantante Damiano David, dopo la recente vittoria agli MTV Awards celebratisi a Budapest, sono state parole di ringraziamento, ma non solo: “Per essere onesti siamo molto contenti. È la nostra prima volta qui. Vogliamo ringraziare tutti i nostro fan e chi ci supporta nel nostro lavoro. Vorrei anche dire a quanti ci dicevano che non ce l’avremmo mai fatta a sfondare nel mondo musica che vi sbagliavate.” Un affondo rivolto a chi, soprattutto nel Belpaese, incredulo continua a storcere il naso.

Una popolarità spesa a favore dell’emancipazione e dei diritti della comunità LGBTQ+. Oltre a ostentare un look glam rock, manco fossero quattro cloni del David Bowie degli anni Settanta, questi quattro ragazzi non ancora ventenni non si sono mai risparmiati sulla condanna di omofobia, sessismo e discriminazioni di genere. Nemmeno in occasione di quest’ultimo premio vinto nella Terra di Orbàn. Sui social hanno commentato così il loro trionfo: “quest’anno, in particolare, bisogna andar fieri del nostro Paese per i risultati raggiunti non solo da noi ma da tanti sportivi e da tante personalità della cultura. Peccato per i diritti civili, dove continuiamo a rimanere indietro, e invece per noi sarebbe stata la vittoria più importante”.

“Noi continuiamo a portare avanti il nostro messaggio e speriamo di essere d’aiuto alla comunità LGBTQ+ ungherese”, ha detto a Budapest la bassista del gruppo, Victoria De Angelis, ai giornalisti. Infatti era inevitabile che i Måneskin, vissuti come portabandiera di un’espressione sessuale libera e fluida, prendessero posizione su di un tema che ha spinto il governo dell’ultranazionalista Victor Orbàn a scelte discriminatorie e liberticide proprio nei confronti della comunità LGBTQ+. E l’evento organizzato da MTV è stato voluto anche per dimostrare loro solidarietà e per continuare a lottare per l’uguaglianza. Non a caso lo slogan di quest’anno era Music for all. Musica per tutti. Proprio per tutti. Anche per i Måneskin.

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