Manuel Vilas e l’amore ai tempi del Coronavirus

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Manuel Vilas torna ad incantare facendo pensare con una storia d’amore ai tempi del Coronavirus. «I baci», un romanzo potente che obbliga a fare i conti con la propria identità.

La letteratura spagnola sta vivendo un periodo decisamente felice: citando a memoria vi è un gruppo di scrittori (Marias, Aramburu, Cercas, Zafon, Perez-Reverte …) che sa esprimersi ben al di là di una teorica norma. Solo a Stoccolma non se ne accorgono (Camilo José Cela, nel 1989, è l’ultimo premiato dal Nobel) ma questo è un altro discorso.

Fra i nomi eccellenti di questa generazione non va dimenticato il poeta scrittore Manuel Vilas, ospite domenica prossima al Monte Verità agli Eventi letterari 2021. Il suo ultimo romanzo, «I baci», edito da Guanda e come sempre ottimamente tradotto da Bruno Arpaia, è di una potenza straordinaria. Una storia d’amore che coinvolge subito il lettore perché profonda e raffinata. Un romanzo che potrebbe essere classificato in tanti modi ma che, alla fin fine, e sono parole dello stesso Vilas, non è che «una ricerca di libertà e verità». Unico e speciale.

Siamo in un paesino sperduto nei boschi poco distanti da Madrid. Qui trova rifugio Salvador, un professore pensionato anzitempo per motivi di salute: in classe di fronte agli allievi entrava in un mutismo inspiegabile. Siamo nel 2020 e, a questo esilio volontario, si aggiunge la prigionia imposta dalle Autorità per il cosiddetto «Lockdown». Una occasione più unica che rara per fare i conti con se stesso, la propria storia, i ricordi, le occasioni mancate perché non viste e quelle afferrate senza consapevolezza. Dalla memoria emergono momenti di crescita dovuti alle fitte discussioni avute con un compagno studente ai tempi dell’università (il suo appartamento era sempre aperto e lui sempre disponibile ad affrontare riflessioni sui massimi sistemi: «dove sarà adesso ? da quanti anni non lo vedo ? e perché mi tornano in mente questi momenti per decenni dimenticati?») e le storie d’amore tutte finite non sa se troppo presto o tardi. Dal piccolo schermo arrivano intanto notizie preoccupanti, sempre esposte dai Narcisi, quelli nuovi (i virologhi) e quelli eterni (gli uomini di potere). Lui, Salvador, è disarmato. Nella sua fondina ha solo «La Bibbia» e il «Don Chisciotte». 

La forza delle cose obbliga il rifugiato del terzo millennio a conoscere l’unica persona incontrabile: la gerente di un piccolo negozio di alimentari. Monserat, una donna nella pienezza della vita carica di energia e vitalità. Ha un bel po’ di anni meno di Salvador e sono subito farfalle nello stomaco:  bastano uno sguardo e pochi convenevoli che … già viene ribattezzata Altisadora, la Didone virgiliana immortalata da Cervantes. E’ colpo di fulmine, immediato e potente, totalizzante e … a tempo pieno. 

Le tappe della liaison vengono bruciate in un amen, il passaggio dalle pulsioni adolescenziali alle tenerezze degli amori navigati è repentino ma non definitivo: è un crescendo di va e vieni, emozioni che vengono scoperte per poi essere riassaporate. Futili grida di ribellione (lui ruba piccole cose in un supermercato) e palpiti nell’attesa dell’illuminazione del cellulare per un messaggino WhatsApp. Poi la testa che va dove vuole lei:  le canzoni di Battiato (Vilas ha un’adorazione per questo autore, non per caso presente anche in esergo: «la stagione dell’amore viene e va, /i desideri non invecchiano quasi mai con l’età/). Pensieri e parole che si rincorrono, anche ripetendosi senza alcun ordine: Don Chisciotte e il tentato golpe trasformatosi in barzelletta, il figlio di lei che sta crescendo in Germania con il padre e ancora Cervante, e poi  di nuovo l’assalto alla Camera dei deputati del 1981 da parte del colonnello Antonio Tejero Molino. Sopra tutto e tutti: «i baci, che restano atti concreti d’amore perché sono l’unica certezza del mondo»

Monologhi, veloci dialoghi, narrazioni sempre in sospensione tra la poesia e la quotidianità: capitoli brevissimi alternati ad altri lunghi: in tutto sono 160. Mai banale, spesse volte profondo: Vilas frequenta l’anima. E, sempre alla ricerca di quella bellezza già conosciuta nei suoi libri precedenti, persiste in una esposizione esistenziale di rara intensità. Con pagine che una volta lette inducono alla rilettura, perché certi passaggi vanno assaporati con la giusta tempistica. Davvero un gran bel romanzo, «I baci». 

«I baci», 2021, di MANUEL VILAS, tr. Bruno Arpaia, ed. Guanda, 2021, pag. 430, Euro 19,00.

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