Migros, brindiamo alla faccia del povero Dutti

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Era il 15 marzo del 1948 quando a Zurigo fu inaugurato il primo negozio di alimentari self-service. Il primo supermercato Migros della Svizzera e uno tra i primi supermercati d’Europa. A volerlo era stato Gottlieb Duttweiler. Dutti per gli amici. Una specie di marziano che nel corso della sua vita, oltre a dar prova d’essere un grande imprenditore, un politico e un filantropo, fu soprattutto uno straordinario visionario. A modo suo, un esempio. Fu qualcuno le cui idee avrebbero avuto ancora molta strada da fare. O almeno così è stato fino a sabato, quando i delegati della Federazione delle cooperative Migros, con 85 voti a 22, si sono espressi a favore di una modifica degli statuti, permettendo la vendita di bevande alcoliche. 

Che, prima o poi, anche Migros avrebbe venduto birra e vino, era ormai solo una questione di tempo. Già oggi si possono comprare da Denner e nelle stazioni di servizio Migrolino. Entrambe attività commerciali nell’orbita Migros. “Nel mondo moderno avranno successo quelli che sapranno creare attorno alla propria impresa un mondo di idee”, diceva Dutti. Le idee però bisogna saperle afferrare e farle proprie. Sennò si finisce per andare a rimorchio. Portati per inerzia dalla corrente. Come pecore nel gregge.

E ormai dell’uomo che regalò la sua azienda ai clienti e che sviluppò il concetto di “capitale sociale” rimangono oggi soltanto le briciole. Forse esagero, chissà. Perché, di sicuro, Migros continua a investire nella cultura e lo fa onorando lo spirito del suo fondatore che aveva fortemente creduto e voluto istituzioni come il Percento culturale e la Scuola Club per rende accessibile la cultura e l’istruzione anche alle fasce più povere della popolazione elvetica. Due realtà che continuano a esiste, per carità, chi lo nega.

Ma dopo la fine dei camion Migros, da cui peraltro Dutti era partito, oggi a capitolare definitivamente sembra essere un altro dei principi che hanno caratterizzato l’avventura Migros. Il divieto di vendere alcolici. Un divieto introdotto da Duttweiler per essere sicuro che i suoi principi commerciali di “prezzi convenienti grazie a margini contenuti” non avrebbero mai favorito fenomeni quali l’abuso e la dipendenza dall’alcol nella popolazione. La stessa identica ragione per cui Migros non vende neppure sigarette.

Forse perché Migros non è mai stata soltanto un commercio al dettaglio di successo. No. Dutti si è sempre premurato che la sua azienda pensasse anche al bene comune e che tutti ne potessero beneficiare, di quel successo commerciale. Un’attitudine che paragonata a quella di un Jeff Besoz, il fondatore di Amazon, è davvero distante migliaia di anni luce. Eppure personaggi come Adriano Olivetti e Gottlieb Duttweiler, sono esistiti davvero. Due imprenditori visionari e sognatori, entrambi capaci di andare controcorrente.

Due uomini che ci hanno dimostrato come, una nuova dimensione dell’economia, oltre che possibile, è innanzitutto necessaria. Perché l’unica morale possibile non è quella del profitto. Eppure la decisione di sabato, almeno dal punto di vista degli ideali e dei propositi che hanno animato Gottlieb Duttweiler, sembra purtroppo tradire quello spirito e la lezione di chi, oltre che al profitto, ha sempre tenuto d’occhio la società, operando in primis per il bene comune, prima che per un proprio tornaconto personale. 

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