Molinari, in ginocchio sui ceci

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In ginocchio sui ceci e nemmeno una smorfia di dolore. Perché, se vedo muoversi anche solo un sopracciglio, col cavolo che ritiro la denuncia. Surreale forse, ma sembrano davvero queste le intenzioni di chi, il 29 maggio scorso, ha sporto denuncia contro i molinari che a Lugano avevano partecipato all’occupazione dell’ex istituto Vanoni. Una denuncia contro tutti coloro che avevano preso parte a quell’azione che peraltro, fin da subito, era stata annunciata come un’azione dimostrativa. Un’occupazione che ha portato con sé, oltre al danno (la demolizione dell’ex Macello, sede dello CSOA), anche la beffa (la richiesta di un sincero rincrescimento per quell’atto illegale).

A quella che è ormai diventata una telenovela in salsa tutta cantonticinese si è aggiunto l’ennesimo nuovo capitolo. Quello delle scuse che potrebbero portare chi ha denunciato alla polizia l’occupazione dell’istituto ex Vanoni a ritirare la denuncia. Sì, perché se la questione dell’ex Macello si è conclusa con un cumulo di macerie, tanta polvere e un decreto d’abbandono riguardo alle responsabilità della demolizione avvenuta nottetempo, così non è stato per il gruppo di molinari che, poco prima di entrare in azione con le ruspe, erano penetrati senza chiedere il permesso nell’istituto ormai vuoto e chiuso da tempo. 

Più che ad un’apertura, però, la richiesta fatta dall’avvocato Stefano Camponovo, che si è espresso per conto della Fondazione Vanoni, assomiglia a una presa in giro. L’ennesima. In linea con l’offerta del ex depuratore di Cadro come nuova sede per l’autogestione. Così, lo spiraglio che si è aperto affinché gli autogestiti denunciati per violazione di domicilio non finiscano a processo, sembra quello della cruna di un ago attraverso il quale, notoriamente, è difficile che ci possa passare un cammello. Tantomeno uno qualsiasi degli autogestiti seppur di taglia ridotta.

Le condizioni per l’eventuale ritiro dell’esposto depositato in Procura sono chiare. La cosa si potrebbe magari avverare solo se la richiesta venisse dai molinari stessi e fosse accompagnata dal rincrescimento per l’atto illegale commesso e per il turbamento causato ai ragazzi che un tempo alloggiavano all’interno dell’istituto Vanoni che, stando alle parole del presidente del consiglio di fondazione, “l’hanno vissuta come una profanazione di casa loro”. Certamente un’occupazione, parafrasando Mao Tse-tung, non è esattamente un pranzo di gala. Ed è possibile che qualcuno non abbia capito o ci sia rimasto male di fronte a quel gesto, ma la richiesta avanzata dall’avvocato Camponovo a me ricorda tanto il verso di una canzone di Fabrizio De André: “bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone”. Invece un gesto di clemenza è sempre un atto di coraggio, esattamente come lo è quello di ammettere d’aver sbagliato. 

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