Nike, non proprio a impatto zero

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Secondo una recente inchiesta tedesca, invece di rivenderle o regalarle, Nike distruggerebbe le scarpe nuove che per una ragione o per l’altra vengono rese dai clienti. Scarpe nuove che nessuno calzerà mai. Alla faccia del tanto sbandierato impatto zero. Alla faccia della sostenibilità. Sì, perché lo slogan di una delle campagne promozionali dell’azienda recita proprio: “Move to Zero!”. Muoviti, sbrigati a raggiungere lo zero! Peccato che qui si stia marciando ancora sul posto, assecondando certe vecchie logiche del capitalismo usa e getta, o getta e basta, che di sostenibile non hanno nemmeno una stringa. 

Capita che talvolta i clienti restituiscano le scarpe poco dopo averle acquistate. Un ripensamento, un capriccio o magari anche solo perché non erano esattamente ciò che stavano cercando. Poco importa. Quel che invece conta è che se si tratta di un paio di Nike, invece di essere rimesse in vendita, quelle scarpe, finiscono per essere fatte a pezzettini in un impianto di riciclaggio del colosso dell’abbigliamento. Tutto ciò senza che quelle scarpe vedano le suole consumarsi mentre il sudore è lì a imperlinare la fronte di chi le sta calzando. Nel loro futuro, immaginatevi casomai di vedere un truciolato di scarpa pronto per essere riusato. 

Che fine fanno le nostre vecchie scarpe? È il quesito da cui sono partiti i giornalisti di varie testate (fra cui c’è anche Die Zeit) che in Germania hanno condotto una vera e propria indagine per assicurarsi che, nel loro percorso, le scarpe andassero a finire nelle giuste mani. O in questo caso sarebbe meglio dire piedi. Per sapere dove vanno a finire le sneakers, e in particolare quelle che si possono vantare di avere lo stesso nome della dea greca della vittoria, sono stati nascosti dei localizzatori GPS in undici paia di scarpe. Così, di fronte a un’etichetta originale ancora attaccata a scarpe davvero mai state usate, uno si aspetterebbe che, una volta restituite, queste venissero rimesse su di uno scaffale e poi rivendute. 

A quanto pare però la sorte delle Nike è un’altra. I resi arrivano in un centro di riciclaggio che si trova in Belgio dove le sneakers vengono triturate e trasformate in altri prodotti, sconfessando così l’affermazione dell’azienda secondo cui “gli articoli non indossati e impeccabili vengono rimessi sugli scaffali per la rivendita”. Una prassi che in Germania potrebbe addirittura essere illegale, perché violerebbe la legge tedesca sulla gestione del riciclo. Stando alla Legge sull’economia circolare le merci restituite che sono idonee all’uso non vanno buttate o riciclate se è possibile rivenderle. Una regola tanto banale quanto di buon senso. 

Immaginare abiti, elettrodomestici o altri oggetti di consumo nuovi di zecca che finiscono nella spazzatura senza nemmeno essere stati mai utilizzati è follia pura. Significa produrre spreco. Produrre rifiuti. Ma anche una falsa narrazione che può essere accomunata al fenomeno del greenwashing, cioè far credere di avere un’etica ecologia che però lo è solo di facciata, proprio come in questo caso. Un boomerang che ancora una volta rischia di costare molto caro a un’azienda i cui passi falsi commessi in passato ormai non si contano più. A partire dai minori impiegati illegalmente nella produzione di scarpe e palloni. Chissà, forse perché certe cattive abitudini sono davvero difficili da sconfiggere. Sì, stavolta non c’è davvero nulla per cui cantare vittoria.

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