Non siamo mica i talebani

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A Terni, in Umbria, la scorsa settimana ha fatto parecchio discutere una nuova ordinanza comunale che, stando alle intenzioni del sindaco, dovrebbe arginare il fenomeno della prostituzione. L’ordinanza prevede sanzioni fino a 500 euro per chi andrà in giro per strada con un abbigliamento ritenuto troppo scollacciato. Saranno punibili anche i “saluti allusivi” espressione di un “atteggiamento che mira a offrire prestazioni sessuali a pagamento”.  Un’iniziativa con la quale la città soprannominata la “Manchester italiana”, per via delle sue acciaierie e la lunghissima tradizione di città industriale, ha dichiarato “guerra al degrado urbano” partendo però da un assioma irricevibile. Quello che equipara tutte coloro che indossano abiti succinti a delle mignotte di professione.

Il sindaco Leonardo Latini è leghista. Uno che a sorpresa alle ultime elezioni ha strappato la poltrona al centrosinistra che da anni governava la città. “Stiamo conducendo una battaglia contro la prostituzione”, è stata la sua giustificazione a chi lo accusa di essersi accanito sull’abbigliamento femminile, cercando di riportare il decoro in una città nella quale, come capita in molte altre località italiane, la prostituzione è un fenomeno di strada. L’entità delle multe che saranno comminate alle concittadine che si rifiuteranno di rinnovare il guardaroba andrà dai 200 ai 500 euro. Più del doppio rispetto a chi guida senza casco.

Ma pur di dimostrare che lui non è uno “mollo” questo e altro. Quando si dice lo spirito leghista. Quello del pugno di ferro. Tra l’altro, il buon Leonardo è uno di quelli che ti fanno un video per ringraziare Matteo Salvini che proprio come una rockstar, fissa una data per un comizio a Terni. E allora lui, proprio come una groupie disarmata di fronte al proprio idolo parla a vanvera con tanto di bavetta bianca ai bordi della bocca. Quella bavetta che fa subito colpevole se sei Arnaldo Forlani (all’epoca a capo della DC) e stai testimoniando sulla faccenda Mani Pulite. Ma questa è un’altra storia. 

Fatto sta che il povero sindaco ternano sulla stampa di mezza Penisola è stato crocifisso e paragonato ai talebani per questo suo provvedimento che finisce per mortificare il corpo della donna, proprio come accade in Afghanistan con il burqa. Già. Terni e il suo sindaco talebano. Terni Come a Kabul. L’Umbria come l’Afghanistan. Ma la vera questione secondo me è un’altra. Come si fanno a proporre sempre e soltanto soluzioni semplici (meglio sarebbe dire semplicistiche) a problemi così complessi? Quello dell’ordinanza di Terni è infatti un bell’esempio di pochezza politica di fronte alla complessità. 

Essere ancora oggi convinti che facendo rivestire le donne si riesca a mettere un freno alle pulsioni sessuali e alla prostituzione è una non soluzione. Ce lo dice la storia dell’emancipazione dei costumi sessuali. Con la rottura del tabù del sesso avvenuta cinquant’anni orsono. Per anni si è vietato, nascosto, punito. A cosa è servito? A nulla. La banalizzazione dei problemi reali non porta con sé nulla di buono. La realtà non è bianca (rossa) o nera. Il mondo non si divide in buoni o cattivi. Ecco perché ogni polarizzazione non tiene conto della complessità della realtà. Della miriade di colori che separano il bianco dal nero.

Accostare l’abbigliamento provocante alla prostituzione è roba da Medioevo. Al pari di certe sentenze che tirano in ballo l’abbigliamento della vittima per giustificare il violentatore. Non è aggrappandoci con i denti e con le unghie a modelli del passato che potremo davvero risolvere i conflitti del presente. Non possiamo più permetterci di vivere in una società antica e patriarcale. Nella quale, a rimetterci,sono di nuovo e ancora le donne e il loro abbigliamento.Davvero vogliamo tornare a vietare le gonne? E di quale lunghezza? Non scherziamo, dai. Non siamo mica i talebani.  

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