Omar, rassegnati, il Ticino è gay

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Non lo dico mica io, ma fior fior di psicologi. Se ce l’hai a morte con i gay, in fondo, sotto sotto potrebbe essere che questo tuo odio, che la tua omofobia nasca da un’omosessualità repressa. Ora, titoli ad effetto a parte, non credo che il Canton Ticino sia gay, ma se così fosse, a differenza di altri, davvero non lo vedrei come un problema. Ognuno prima o poi deve fare i conti con la propria identità. Anche il consigliere comunale Omar Wicht, Omar che ce l’ha a morte coi Taglian, senza aver capito che il Ticino non è mica popolato da marziani, ma da gente che parla italiano o un dialetto praticamente identico a quello lombardo ed ha abitudini e tradizioni che sono italiche. Non certo marziane.  

Omar Wicht è uno di quelli che appena vede un’auto targata Italia gli scatta la viulenza proprio come al personaggio interpretato da Diego Abbatantuono nel film “Eccezzziunale… veramente”, un ultrà milanista che ce l’ha a morte con gli interisti. Poi chi se ne frega se la città è la stessa e Abbatantuono è un terroncello. Questi sono dettagli di poco conto. Quello che fa stato è che io non sono gay e che qui i gay non li vogliamo. Pardon, gli interisti.

In questo caso Wicht non ce l’ha mica solo con le targhe. Ultimamente se l’è presa nientemeno che con un cartello palesemente italico. Fastidiosamente italico. Un cartello poco distante dal parco Lanchetta a Lugano, affisso sulla recinzione di un cantiere. Chiamare l’ambulanza al 118. I vigili del fuoco al 115. Le indicazioni, esposte su quel cartello del cantiere edile, sono buone per i badola, coi quali noi svizzeri cantonticinesi abbiamo ben poco da spartire. Non scherziamo.   

Non è mica la prima volta che capita – ci tiene a precisare il testosteronico Wicht, uno che su ste robe s’infiamma facile – che nei cantieri di Lugano si trovino cartellonistiche importate dall’Italia con numeri di telefono e regole italiane”. Tempo addietro un cartello simile, sottolinea il consigliere comunale leghista, era già apparso in un altro cantiere della città. Ovviamente Wicht non ne fa solo una questione di casacca, del tipo “o noi o loro”, o Milan o Inter, la sua vera (falsissima) preoccupazione è la sicurezza.

Come se davvero la sicurezza fosse una questione di cartelli. O di numeri. Wicht comunque, con un bel pennarello indelebile avrebbe potuto cancellare e correggere con: polizia 117, ambulanza 144 e 118 pompieri. Che poi, caro Omar, se per sbaglio fai il 118 e ti rispondono i pompieri, ma tu invece volevi parlare con la polizia, quelli con un click ti dirottano proprio sulla pula. Ecco perché sembra che tu ce l’abbia coi Taglian a prescindere, oltre che coi cartelli che arrivano da lì, più che con l’assenza di sicurezza.

E allora la domanda nasce spontanea, Non è che sei gay? Pardon, non è che c’hai un problema col tuo essere figlio di una cultura che girala e pirlala come ti pare ma sempre italica è e rimane? E guarda che non ne faccio una questione di parte perché Pinguis è un cognome palesemente toscano, ma semplicemente perché faccio i conti con la realtà. Se ti fai un giro a nord delle Alpi, per i nostri cugini non c’è grande differenza fra noi e gli abitanti del Belpaese. 

Qui siamo in Svizzera, e sulla sicurezza non si scherza”, vero, Omar, ma ricorda che, in Italia, l’espressione “non fare lo svizzero” non è esattamente un complimento. Così, prima capirai chi sei, è prima la smetterai di farti la guerra. Ti dirò di più, perfino la svizzerissima Carona, in uno spot con lo svizzero più famoso al mondo, un certo Roger Federer, è stata vilmente spacciata per un borgo italiaco. Eppure alla tivù nessuno s’è accorto della differenza. Perciò sarebbe bello, caro Omar, se tu scendessi a patti con la tua italianità. Serenamente. Fai outing, è facile. Basta che tu dica: anche io sono un badola. E vedrai che ti sentirai meglio. Rinato. 

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