Pippo Franco non fa più ridere

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Premetto che è l’unica volta che Pippo Franco mi fa ridere. In decenni di pagliacciate e bagaglini, ho sempre trovato la sua comicità l’ultimo gradino di un’arte che ha avuto in Italia eccelsi interpreti.

Interpreti tra i quali non mi sento di annoverare il nasuto comico laziale. Ma il sequestro di un Green pass falso al comico romano, dimostra non solo l’inconsistenza comica del personaggio, ma anche la sua pochezza civica. Di norma non sprecherei righe preziose per parlare di Pippo Franco, un uomo la cui carriera si è svolta, tra gambette di soubrettine procaci, di grasse battute senza sostanza e di avanspettacolo di seconda categoria.

Un uomo che mi ricordo soprattutto per la canzone “mi scappa la pipì papà”, il che è tutto dire. Pippo Franco però, era candidato alle recenti comunali a Roma, nelle fila dei meloniani Fratelli d’Italia. Nostalgici del fascismo, che stentano veramente a togliersi di dosso la tenebrosa eredità mussoliniana, proprio perché in realtà non se ne vogliono dissociare più di tanto.

Il risultato di Pippo Franco è stato decisamente patetico, soprattutto per un personaggio televisivo che, nel bene o nel male ha segnato gli ultimi decenni di televisione italiana. A riprova che gli elettori non sono idioti del tutto, Franco ha racimolato 37 voti. Roba che nemmeno tutti i suoi amici al bar hanno messo una croce sotto al suo nome.

A dare il colpo di grazia alla reputazione di un personaggio del genere, ci hanno pensato i carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Roma su un odontoiatra che avrebbe prodotto e firmato attestazioni false sull’avvenuta vaccinazione contro il covid ed esoneri dalla sua somministrazione. In poche parole, tra queste false attestazioni, c’era anche quella di Pippo “mi scappa la pipì”. Non è scappato però alle maglie della giustizia, dimostrando, se possibile, non solo di essere un minus habens, ma anche un irresponsabile, visto che il suo agire lo rendeva vettore “nascosto” della malattia. 

Un atteggiamento che si fa fatica a capire e che la dice lunga sul senso civico del candidato di Giorgia Meloni. Eppure, Franco era candidato, si era fatto un gran parlare della sua candidatura, visto che comunque è un personaggio pubblico abbastanza conosciuto. 

L’assessore alla sanità per il Lazio Alessio d’Amato, ha fatto sapere, in merito all’odontoiatra indagato che: “…su queste questioni non si scherza e non possiamo tollerare che, per la presunta malafede di pochi, si pregiudichi l’operato della stragrande maggioranza della categoria professionale impegnata nel contrasto alla pandemia”.

Il risultato delle urne prima e la disavventura giudiziaria poi, mettono una definitiva pietra sulle ultime gag da avanspettacolo dell’ottantunenne Pippo Franco. Il fatto che sia solo indagato e non ancora condannato, lascia ovviamente uno spiraglio di possibile innocenza, nella quale però io, e me ne prendo la responsabilità, non credo molto. Saranno le indagini dei carabinieri a stabilire definitivamente se Pippo Franco ignorava che il suo green pass fosse falso.

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