Quella pacca che è un insulto a tutte

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Greta Beccaglia è una giornalista sportiva e sabato, al termine dell’incontro Empoli-Fiorentina, è stata molestata sul lavoro da dei pseudo tifosi. Tanta la solidarietà, ma è ancora troppa la gente che vede in quelle aggressioni una semplice “bravata”. E tra questi c’è anche un leghista nostrano.

Uno schiaffo. È bastato uno schiaffo sul sedere, condito con dell’appiccicosa saliva, per gettare alle ortiche quanto fatto durante la Giornata contro la violenza sulle donne. 

Sapete, delle volte vorrei essere un uomo. Anzi, vorrei essere uno di QUEGLI uomini. Uno di quei tifosi che, fino a due giorni prima, avrà ascoltato parole, slogan e forse pure le testimonianze delle vittime di abusi. Uno di quei tifosi che, fino a 48 ore prima, avrà condiviso i buoni propositi e forse avrà anche detto, fra sé e sé oppure con gli amici, i parenti, la propria compagna: “No, alzare un dito contro una donna mai!”. Uno di quei tifosi che, seduto sugli spalti, ha visto entrare in campo i calciatori con le guance “sporche” di rossetto, e magari a quel gesto avrà pure applaudito. 

E infine vorrei ancora essere uno di quei tifosi, fuori dallo stadio, mentre molesta verbalmente e anche fisicamente una donna. Che si struscia, che non la ascolta, che non le risponde, che l’apostrofa, che non la considera una lavoratrice, ma un pezzo di carne, arrivando pure a toccarle il lato B. Sì, vorrei esserlo, ma solo per capire cosa gli sia passato in testa in quel momento. Capire come sia andato perso tutto ciò di visto e registrato fino ad ora. E magari trovare anche dove dignità e rispetto siano state nascoste e rimetterglieli a posto, in quel cervello che dovrebbe pesare circa 1’300 grammi ma che in realtà mostra di pesarne molto – ma molto – meno. 

Perché quanto è successo a Beccaglia (non “Greta”, non “La Beccaglia”, ma Beccaglia), io non riesco a concepirlo. Non ha spiegazioni, né tanto meno giustificazioni. (Guarda il video sotto)

Daspo di tre anni per l’uomo

Dopo la violenza subita, la collega ha denunciato il suo molestatore, che subito è stato riconosciuto. Si tratta di un 45enne, originario di Ancona e che lavora nell’ambito della ristorazione, su cui al momento pende un’accusa per molestie e violenza sessuale. Oltre a ciò l’uomo ha già una condanna da scontare: il questore di Firenze, infatti, gli ha inflitto tre anni di daspo.

Tante le dimostrazioni di solidarietà per Greta Beccaglia. Ma se da una parte c’è il sostegno, dall’altra c’è ancora chi considera tali atti dei semplici gesti di “goliardia”, come detto dallo stesso tifoso. 

“Per un colpetto sul c*ulo”

Anche in Ticino c’è chi si è schierato con l’uomo, come ad esempio Fausto a Marca, fondatore della Lega dei Mesolcinesi. Oggi a Marca si dice indipendente ma politicamente vicino all’UDC ed è stato candidato per l’elezione suppletiva nel Municipio di Mesocco.

Sui social, si fa chiamare Faustus Faustus A Marca e, riguardo alla vicenda scrive: 

“Incredibile. In Italia. Una giornalista anche gnocca, fuori dallo stadio, Empoli vs Fiorentina ha denunciato un tifoso perché le ha dato un colpetto sul culo. Ne stanno parlando alla Camera e al Senato e in tutte le tv per violenza sessuale. Siamo arrivati alla follia, alla fine del genere umano, siamo impazziti tutti. Ma andate a cagare servi del potere. Faustus”.

Parafraso: una giornalista di bell’aspetto denuncia un tifoso per un “colpetto” (una cosa piccola) sul sedere. Ne stanno parlando tutti (di questa cosa piccola). Roba da matti!

Sì, vero. È pura follia essere molestate da degli sconosciuti mentre si sta lavorando (ma anche in altri contesti); e lo è ancora di più leggere tali difese.

Quello che per alcuni è solo un “colpetto” per Beccaglia, e per tutte quante noi, è uno schiaffo in pieno volto. Uno schiaffo alla nostra dignità e ai ruoli che ricopriamo.

Ma, evidentemente, per alcuni le giornaliste (femmine) non hanno lo stesso peso dei corrispettivi maschi. Lo dimostra ancora a Marca in un altro post. Questo: 

“Ma che bella giornalista a falò Quasi quasi non guardo il tennis sulla 2. Faustus”.

Certo. Guardiamo il programma perché c’è la giornalista dal bel faccino, e non l’inchiesta andata in onda; quella riguardante il caso dell’ex funzionario del DSS, con la testimonianza delle vittime.  

Scuse a vuoto

Non so se a Marca leggerà mai questo articolo, posso quindi solo immaginare le sue reazioni. Forse saranno simili a quelle del 45enne, il quale, scoperto con le mani nella marmellata, ha provato a chiedere scusa.

“No, ma io non volevo. Non so cosa mi è preso. Non sono un violentatore. Mi avete frainteso. Chiedo scusa”; continua a ripetere l’uomo.

Ma il fatto è che di queste continue scuse, che arrivano sempre quando ormai il vaso è rotto, non ce ne facciamo più nulla.

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