Se arriva fa carne da macello

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“ …se trova un punto debole fa carne da macello”. Mi ha fatto venire i brividi, la frase di Salvatore Palmigiano, napoletano che ha recentemente perso la moglie e il bambino che lei portava in grembo a causa del Coronavirus.

Brividi di angoscia e rabbia, perché non siamo più nella condizione di scegliere. La moglie di Salvatore, Antonietta delli Santi si ammala a fine agosto. Ovviamente nessuno era vaccinato in famiglia. Le condizioni di Antonietta si aggravano pesantemente e in breve tempo, i medici allora cercano di salvare il bambino con un parto prematuro. Nasce la piccola Sharon, troppo piccolina però, con le sue 24 settimane, un cosino gracile e fragile, che strappa i suoi respiri alla vita per un solo mese. Antonietta resiste, per modo di dire ancora un po’, ma domenica scorsa getta la spugna e si accomiata da questo mondo seguendo la sua bambina.

Un muro di mattoni devastante deve cadere addosso a questo marito e padre, che in pochi mesi vede scomparire la sua famiglia. Un muro di dolore, rabbia e colpa. Mi immagino le frasi ricorrenti, come un cerchio di formiche di fuoco che si inseguono l’un l’altra nella sua testa: Se mi fossi vaccinato, se le avessi protette, se avessi…

“Se avessi…” è il cibo preferito dei sopravvissuti, di coloro che rimangono. Il “se avessi” prolifera nella mente come il virus anche se non c’è una responsabilità oggettiva.

Eppure, in questo inverno del 2021, sembra che non abbiamo imparato niente e chi si ostina a non vaccinarsi, non si rende conto che rischia di morire. Salvatore, cilentano, che fa le pizze ed è anche bravo nel suo lavoro, visto che è pluripremiato, ha fatto un appello ai no vax sui social: 

“Se non ci credete, contattatemi e vi racconto che cosa è successo in quattro mesi”.

Un appello che, come questo articolo, resterà inascoltato. Troppa rabbia, troppo livore, troppe tesi preconcette che si sono calcificate come calcare nel tubo di una lavatrice e che non permettono più cambi di rotta.

E chi non si vaccina, non si rende conto che può morire. Sono i 7 ricoverati nelle cure intense ticinesi a dircelo. Perché se i ricoverati sono metà vaccinati e metà no, coloro che rischiano sul serio sono i non vaccinati, come i 7 ora degenti e intubati nei nostri ospedali.

L’onda lunga del Coronavirus, cresce rigonfia nelle zone dove non si fa niente, dove i vaccinati sono scarsi (come in Romania, con solo il 30% di inoculati). Gode negli spazi chiusi, nei contatti continui, che aumentano con l’avvento della stagione invernale. Si fa forte delle continue varianti, che sono sempre più infettive man mano che il virus muta perché rimane in circolazione.

Vaccinarsi non è più una scelta, non lo deve essere più. Siamo tutti stanchi e stufi del distanziamento sociale, della mascherine, delle limitazioni. Limitazioni per tutti, non solo per pochi, limitazioni che potremmo eliminare davvero solo se fossimo tutti vaccinati.

Salvatore, come tanti altri, piange la vita amara, piange per i suoi dubbi e i suoi sensi di colpa. Nessuno però gli ridarà Sharon e Antonietta, sono finite nude in un sacco come tutti i malati di Covid, ve lo eravate dimenticato? L’angoscia di non vedere i corpi, di non poter toccare una mano per l’ultima volta, il peso schiacciante di non poterci essere stati all’ultimo momento.

Io non faccio come Salvatore, non faccio appelli, è inutile. Spero solo che questa storia finisca e che se dobbiamo pagare un prezzo sia il meno salato possibile. Ora è il momento del dovere e della responsabilità, non della “libertà”. Ora è il momento di fare ciò che è meglio per tutti e non per il singolo. È una scelta politica difficile e che si presta a strumentalizzazioni dai soliti sciacalli, ma l’obbligo vaccinale a questo punto è l’unica soluzione.

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