Solo 31 morti?

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A noi, che siamo abituati agli annegamenti nel Mediterraneo, con le migliaia di cadaveri che hanno nutrito i pesci, questo disastro del mare che coinvolge nuovamente dei migranti nel canale della Manica sembra poca cosa.

Solo 31 morti (tra cui 5 donne e un bambino) su un gommone partito da Calais e che non è mai arrivato a destinazione. Ci basti ricordare la tragedia del mare di Sicilia, nel 2015, dove in un sol colpo, annegarono 528 persone e ci furono tra i 700 e i 900 dispersi. Dispersi, ovvero annegati di cui non si troveranno mai i corpi. Tra le 1300 e le 1500 persone morte in un solo disastro del mare. In 28 si salvarono da quell’olocausto acquatico. 28 disperati supersititi che si porteranno in tasca per sempre i fantasmi di chi non ce l’ha fatta.

Per il presidente francese Emmanuel Macron è una tragedia. Il primo ministro britannico Boris Johnson si dice “scioccato, disgustato e rattristato”. Scordando che è il suo partito a varare misure sempre più dure contro le migrazioni.

Il canale della Manica copre un territorio di 75’000 chilometri quadrati. È profondo in media 63 chilometri ed è lungo 560 chilometri. I mari che lo bagnano sono l’oceano atlantico e il mare del nord. Le temperature in media in questa stagione si aggirano tra i 12 e i 13 gradi centigradi.

Noioso? Non ho finito. Chi fa il subacqueo o sta tanto in acqua lo sa. Già sotto i 26 gradi, se si sta a lungo in acqua serve la muta, se no il corpo cede troppo calore.

A prescindere dalla temperatura dell’acqua, le capacità di nuotare o di tenersi a galla vengono condizionate da fattori come lo stato personale in cui ci si trova prima di cadere in acqua, l’”annegamento secco”*, lo shock da freddo, la mancanza di coordinamento nei movimenti (disturbi del nuoto) e i rischi dell’ipotermia.

Di acqua fredda si parla quando il termometro scende sotto la linea dei 15 °C. il canale della manica, come dicevamo, viaggia tra i 12 e i 13 gradi. Lo shock potenzialmente mortale subito dal nostro corpo trova il suo massimo effetto tra i 10 e i 15°C.

Sono però dati ipotetici, legati a quanto resiste l’organismo e sopratutto il tronco, che custodisce gli organi interni e le funzioni vitali. A 15 gradi, in breve tempo la funzionalità degli arti viene fortemente ridotta e così la possibilità di stare a galla in assenza di un salvagente.

A giugno di quest’anno risale il drammatico e macabro ritrovamento del cadavere di un bimbetto curdo sulla coste norvegesi. Il povero corpicino aveva viggiato nel mare del nord per centinaia di chilometri, annegato nella manica come gli altri e portato pietosamente a riva dalle onde salmastre e gelate. (leggi qui sotto)

Le migrazioni nel frattempo continuano. Manipoli di disperati senza più speranza né nulla da perdere continuano a incalzare le frontiere, a varcare mari impossibili e a morire. Continuano a ingrassare i pesci, unici ad avvantaggiarsi da questo funebre traffico umano.

Il mare del Nord, che si fonde con l’Atlantico, chiede il suo pedaggio. Le acque fredde e piene di vita, la tolgono rapidamente ai corpi caldi di chi cade in acqua. Poche decine di minuti sei sei fortunato, al massimo mezz’ora. Troppo poco per essere salvati. Troppo poco anche solo per avere una speranza.

* L’annegamento secco si verifica quando in seguito all’inalazione di acqua, il cervello registra il pericolo come imminente e provoca lo spasmo della laringe in modo che si chiuda per proteggere l’organismo (è quello che avviene in modo del tutto naturale quando tratteniamo il fiato sott’acqua).

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