Squid Game, vinci tutto o muori

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Squid Game è la serie televisiva sudcoreana di cui tutti parlano, scrivono e, come al solito, non sono mancate neppure le polemiche. Le polemiche riguardano la violenza al limite dello splatter che contraddistingue l’intera serie, accostata ai giochi per bambini, nella quale centinaia di individui a corto di denaro ricevono uno strano invito e si sfidano per vincere il montepremi in denaro che li aspetta alla fine del gioco. Intanto però, tutti i perdenti finiscono dritti dritti al Creatore. Al di là della realtà distopica rappresentata, nel mondo di Squid Game, in molti ci hanno letto un’allegoria del capitalismo. Su come oggi stanno davvero le cose. E non solo in Corea del Sud.

Squid Game è la serie di maggior successo prodotta da Netflix. Ma, attenzione, perché bisogna essere abbonati alla piattaforma di streaming per poterla vedere. E, di sicuro, per quanto possa essere diffusa, non è certo alla portata di tutti. Eccoci, nel Grande Gioco della Vita. Al primo livello da superare. Ma se hai avuto la fortuna di nascere nella parte giusta del Pianeta, ecco che probabilmente Squid Game te lo sei sciroppato in men che non si dica, anche a costo di doverti sorbire i sottotitoli. Ora però, probabilmente ti starai anche chiedendo, al netto del carico adrenalinico accumulato, che cosa significa e che cosa realmente ci sta dietro a quello che hai appena visto.

Semplice. Quella che viene rappresentata è la vera natura del capitalismo, il sistema economico che con le sue storture ammorba l’intero Occidente, Corea del Sud compresa. Ecco perché Squid Game piace così tanto, anche al di fuori dei confini sudcoreani. Ma, forse, per la natura del boom economico che ha contraddistinto nel recente passato il Paese asiatico, lì le ingiustizie che il capitalismo si porta appresso sono perfino più evidenti. Nel 1960, il reddito pro capite era di appena 82 dollari e collocava la Corea del Sud dietro a una lunga lista di paesi sfruttati e impoveriti. Ghana, Senegal, Zambia, Honduras. Ma a partire dal 1961, le cose sono cambiate.  

Conosciuta come il “Miracolo sul fiume Han”, la Corea del Sud, da paese a basso reddito, nell’arco di pochi decenni, rimboccandosi le maniche e giocando al gioco del bravo capitalista, è cresciuta fino a diventare una delle principali economie del mondo. È ancora oggi una delle Tigri asiatiche. Samsung, LG, Daewoo, Hyundai, Kia sono solo alcune delle multinazionali che si sono affermate a livello mondiale in settori di punta dell’economia globale. Già. Ma a che prezzo? Mentre qualcuno (i soliti noti) si è arricchito a dismisura, in molti non ce l’hanno fatto. Sono rimasti fermi al palo, malgrado ci abbiano provato. E forse, anche per questa ragione, il tasso di suicidi in Corea del Sud è uno tra i più alti al mondo.

Tra le fasce della popolazione più toccate dal fenomeno ci sono gli anziani, quasi la metà dei quali vive al di sotto della soglia di povertà. Ma anche i giovani coreani hanno le loro belle gatte da pelare: l’obbligo della leva militare, la selettività scolastica e il tasso di disoccupazione che tra i giovani si attesta al 22%. Perché qualsiasi competizione, che si tratti di un videogioco o della vita poco cambia, porta spesso con sé anche un carico di stress, un macigno il cui peso può farsi letale. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo le ingiustizie, la mancanza di regole che caratterizza il sistema, il tutto finisce per assomigliare, sempre di più, all’inferno narrato da Squid Game. 

Se ancora oggi milioni di coreani fedeli al mito del “se lavori sodo ce la farai” si fanno in quattro, nel Paese c’è pure una cerchia ristretta di famiglie ai vertici dell’economia. Pochi clan ricchi e potenti che hanno vinto tutto, mentre sono all’inferno tutti gli altri. Insomma, un capitalismo deviato, corrotto e per pochi intimi, con leggi tutte sue. Ad agosto, il Ceo di Samsumg Lee Jae-yong è stato scarcerato dopo aver scontato appena la metà della sua condanna per corruzione e appropriazione indebita, scarcerato perché troppo importante per le sorti dell’economia sudcoreana. Insomma, un mondo alla rovescia dove vinci tutto o muori, proprio come capita nella serie Netflix più vista di sempre. 

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