Talebani e ISIS in guerra per l’Islam

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Con il ritiro dell’esercito americano dall’Afghanistan e la presa del potere da parte dei talebani, in molti erano convinti che, nel Paese, sarebbero anche cessati gli attentati. Il ritorno dei talebani però non è coinciso con un ritorno della sicurezza. Al contrario, negli ultimi mesi, si è assistito a uno scontro feroce e sanguinoso fra estremismi. Tra i talebani e l’ISIS. Due gruppi sunniti, considerati da molti paesi occidentali come due gruppi terroristi. Entrambi, tra l’altro, con un obiettivo comune. La creazione di uno stato islamico fondato sulla rigorosa interpretazione della sharia, la legge coranica. Così, quella che si sta consumando, sembra tanto una faida per avere il primato jihadista a livello globale.

Difficile per noi occidentali capire le ragioni di una rivalità fra gruppi con scopi tanto simili. Eppure ormai sono settimane che, in ampie aree dell’Afghanistan, si susseguono attentati, esecuzioni sommarie spesso accompagnate dall’esibizione dei cadaveri, esposti lungo le strade manco fossero trofei. È la guerra tra ISIS e talebani. La loro rivalità non è una cosa recente. Fin dal 2014, cioè da quando l’ISIS salì alla ribalta e i talebani erano alleati con Al Qaeda, già da allora ISIS e talebani avevano visioni e ideologie discordanti. Se per l’ISIS i talebani erano da considerarsi al pari degli infedeli, perché su posizioni troppo morbide, da parte loro i talebani sostenevano che l’ISIS fosse un movimento estremista eretico.

Con la presa di Kabul da parte dei talebani, ci sono state numerose evasioni di massa dalle carceri afghane. Migliaia di detenuti, sono tornati liberi. Tra questi anche molti di loro che erano stati accusati di terrorismo e di essere affiliati all’ISIS. ISIS che, fin dall’agosto scorso, si è reso protagonista di attentati dinamitardi capaci di lasciare il segno. Come nel caso dell’uccisione di quasi duecento civili ammassatisi fuori dall’aeroporto della capitale afgana, nel disperato tentativo di lasciare il Paese. Nelle settimane successive a quell’azione altre ce ne sono state sia nelle zone dove la presenza dell’ISIS è consolidata, sia in aree fino a quel momento fuori dalla loro portata, come le città di Kandahar e Kunduz.

Una sciagura che si è abbattuta sulla popolazione civile costretta ad assistere impotente. Secunder Kermani, inviato della BBC a Jalalabad, ha raccontato quasi ogni giorno di corpi di persone uccise che vengono trovati ai lati delle strade “alcuni colpiti da spari o impiccati, alcuni decapitati. Molti hanno biglietti scritti a mano nelle tasche che li accusano di essere membri della divisione afghana dello Stato Islamico”. Una testimonianza che ci restituisce il livello di barbarie e del conflitto che si sta consumando tra questi due gruppi estremisti. Intanto, riguardo alla presenza dell’ISIS in Afghanistan, i principali rappresentanti dei talebani affermano che non c’è nessun motivo per cui valga la pena di preoccuparsi.

Però, secondo alcuni osservatori, in più di un’occasione l’ISIS è riuscito a mettere i bastoni tra le ruote al nuovo governo talebano. Ma, in tutto questo, la cosa più grave in assoluto, è la progressiva perdita di fiducia nei confronti del regime talebano da parte della popolazione. La promessa talebana di riportare la pace e la sicurezza nel Paese, è stata finora una promessa vana. Per anni i talebani avevano sostenuto di essere l’unico gruppo in grado portare stabilità. Evidentemente avevano fatti i conti senza l’ISIS. Difficile prevedere il futuro, quel che però sembra ormai assodato è che con la partenza degli americani la violenza è aumentata, col rischio che diventi sempre di più un micidiale tutti contro tutti.

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