Ticino terra di balordi

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Ci si può vergognare a volte di essere ticinesi? Parlo a titolo personale e mi rispondo: a volte sì. La votazione federale per cure infermieristiche forti che in Ticino strappa un patetico 56%, pur vincendo, è oggettivamente per me incomprensibile.

Significa che praticamente un mio vicino su due, ha votato contro delle misure che avrebbero migliorato le condizioni di lavoro del personale infermieristico. Ma vivo nello stesso Ticino? Quello che confina con la Lombardia? Quello che ha subito per primo la tremenda ondata del covid? Che ha provocato da noi, gente dalla memoria corta, più di mille morti e decine di migliaia di ricoverati?

Siamo stati nell’occhio del ciclone. Eravamo incuneati in quella Lombardia che doveva portare via i cadaveri nottetempo perché non sapeva più dove seppellirli, Ve li ricordate i camion nella bergamasca? C’erano accatastate le bare, i morti, uno sopra l’altro come durante una guerra. 

Vi ricordate i nostri ricoveri per anziani? Quelli dove è partito il focolaio? Dove come in alcuni casi sono scomparsi metà degli ospiti? Scomparsi senza lasciate più traccia, senza che li vedessero i loro cari?

Abbiamo visto personale medico e paramedico al limite dell’esaurimento nervoso. Molti di noi devono la vita alla dedizione di queste persone, e tu voti contro caro compaesano?

Io mi vergogno tanto e non mi dispiace dirlo. Mi vergogno per tutti quelli della mia terra che con le braccine corte e il cuoricino arido da strega di biancaneve hanno votato no. Ognuno può votare quello che vuole, direte voi. Certo, e io e tanti altri come me hanno il diritto di vergognarsi per la pochezza spirituale, per la mancata gratitudine e per la grettezza di chi, senza magari pensarci su un po’, ha votato contro una legge che premiava chi si è dedicato tanto alla popolazione.

Che rende la cosa ancora più bruciante, è un risultato svizzero più alto, praticamente un 61%. E pensando a cosa ha dovuto soffrire il Ticino rispetto ai confederati, quei cinque punti percentuali di differenza bruciano, e tanto. Soprattutto ricordando quando noi eravamo un disperato pallino rosso, insieme ai compagni lombardi (volenti o nolenti) sulla cartina dell’Europa

A fare da contraltare, e quando c’è da scucire palanche alla Confederazione siamo belli compatti, il risultato della legge covid, dove i ticinesi hanno superato la media svizzera, che si è attestata intorno al 62% mentre noi superavamo comodamente il 65, 3%. 

E la legge covid, al saldo di tutte le frottole dei contrari in paranoia per la loro libertà, è la legge che elargisce i sussidi a chi se l’è presa in saccoccia a causa del covid. Dunque ricevere i soldi per via del virus va bene, aiutare gli infermieri a fare meglio il loro lavoro, no. 

La triste mentalità campagnola e provinciale di noi ticinesi, purtroppo se ne esce in questi momenti, dove a ragionamenti più ad ampio respiro, si sostituiscono piccoli pensieri gretti da pizzicagnoli, da contadini arricchiti, da gente a cui interessa veder crescere rigoglioso il proprio orto e che se ne frega di vedere bruciare quello del vicino. Una mentalità piccola e poco intelligente, perché dimentica che in questa barca ci siamo tutti e anche quelli che hanno votato no, prima o poi, finiranno in ospedale e troveranno qualcuno di gentile e motivato (magari grazie a noi pirla che abbiamo votato sì) che si occupa di loro.

La votazione è comunque stata vinta. Da domani le cose per i nostri infermieri cambieranno: salari più motivanti, turni meno faticosi, una formazione migliore meno frenetica, oltre a una maggiore motivazione per fare il proprio lavoro. Io ne sono contento, li ho sostenuti e li sostengo. Auguro agli infermieri che conosco personalmente di poter trarre vantaggio da questo mio voto, e mi rammarico per chi ha votato no. 

E me ne frego sinceramente di essere impopolare o di tirarmi addosso gli strali dei soliti pensatori della domenica. Il Ticino, e lo ribadisco, era l’unico cantone che avrebbe dovuto depositare un massiccio sì nelle urne. 

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