Ticino, terra di ‘ndranghetisti

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Artisti? Forse a modo loro lo saranno anche. Ma del crimine organizzato, però. Un cancro le cui metastasi si sono ormai diffuse un po’ ovunque. Con ‘ndranghetisti che hanno trovato casa dove meno te lo aspetti. Anche qui da noi. In quel Ticino che un tempo (sì, ma quale?) era “Terra d’Artisti” e oggi è diventato il Bengodi di narcotrafficanti e pluriomicidi. A confessarlo candidamente sono proprio loro, nelle intercettazioni telefoniche che, qualche giorno fa, hanno portato all’arresto di un nutrito gruppo di esponenti della mafia calabrese, alcuni dei quali da tempo risiedevano in Svizzera. I reati loro contestati vanno dall’associazione mafiosa alla detenzione e porto illegale di armi, dall’estorsione al riciclaggio e dall’intestazione fittizia di beni al traffico internazionale di stupefacenti.

Martedì, ben sei cittadini italiani, sono stati arrestati dalla polizia ticinese, grigionese, zurighese e sangallese sulla base di una richiesta d’estradizione formulata dalla giustizia italiana. Verrebbe da dire nulla di nuovo sotto il sole, se non fosse che, dalle intercettazioni rese note dall’antimafia italiana, emerge chiaramente come questi malviventi abbiano voluto riunirsi e rifugiarsi in Svizzera perché da noi possono sottrarsi alle intercettazioni telefoniche e “non esiste il 416 bis”, cioè non rischiano di finire dietro le sbarre dovendo scontate il cosiddetto “carcere duro”, dato che da noi nemmeno esiste il reato di associazione mafiosa.

Insomma se in Italia “ci hanno rovinati”, qui da voi, noi invece facciamo la pacchia. Questo è, in sintesi, il pensiero di chi, soprattutto grazie al monopolio della spaccio di cocaina in Europa e ai miliardi guadagnati, si è infiltrato un po’ ovunque. Ma soprattutto lì dove, come da noi, si continua dormire della grossa, convinti di essere immuni a certi fenomeni. Ma forse la verità è ancora un’altra. Cioè che quando siamo travolti da una valanga di soldi, non capiamo più un accidenti. Sì, perché quello che questi imprenditori del crimine cercano è soprattutto un modo per ripulire i propri guadagni. 

E chi ha una tradizione più consolidata della nostra nel riciclaggio? Certo, il segreto bancario è ormai soltanto un vago ricordo, ma per quello che un tempo era appannaggio delle banche, oggi c’è una galassia di fiduciarie pronta a fare il lavoro sporco. Dall’indagine della procura distrettuale antimafia di Milano che martedì mattina ha portato al fermo di 54 persone, emerge chiaramente l’intenzione degli ‘ndranghetisti arrestati di varcare il confine per venire in Svizzera dove si “lavora” con maggior tranquillità. Ora, come ben sappiamo, non è di oggi, la presenza della mafia in Ticino. Ma il fatto che si continui a far finta di nulla è francamente scoraggiante, avvilente. Mafiosi che, in Svizzera e, in Ticino in particolare, vivono con regolare permesso di soggiorno e pure di lavoro. Il Ticino è dunque diventato ufficialmente la nuova Calabria?

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