Una panchina per due

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Siamo soli. La nostra è una società di solitudini. Se possibile, lo è ancora di più in un periodo di pandemia come quello che stiamo attraversando. E, proprio per far fronte a questa piaga, in Polonia sono nate le panchine “happy to chat”, fatte apposta per scambiare due, quattro chiacchiere con persone a noi sconosciute. Fa strano pensare che ci si debba ridurre a tanto, eppure è così. Nell’immaginario, una panchina al parco, è quel luogo in cui, se accanto a te si siede uno sconosciuto, quantomeno lo saluti e non è detto di lì a poco non si avvii una conversazione. A quanto pare, però, la realtà è un’altra.

Il nostro è un mondo davvero schizofrenico. Siete mai tornati a visitare una città o un posto in cui avete vissuto per un certo periodo di tempo? Quei luoghi a voi cari, di sicuro, li troverete irrimediabilmente cambiati. Nuovi locali, altri negozi. Pensateci. E vi dirò di più. Anche le panchine e i cestini pubblici oggi non sono più quelli di una volta. Sono cambiati. Per esempio i cestini hanno una specie di strettoia, una feritoia che non permette di buttarci dentro più di oggetto di dimensioni ridotte. Le panchine per due, invece, capita che abbiano a metà un separatore in ferro. Vi siete mai chiesti perché? Semplice. Per evitare che un qualche barbone, quella panchina, la faccia diventare casa propria. 

La nostra è diventata l’epoca dei funghi. Dei panettoni di cemento armato oppure dei cilindri di metallo che spuntano a tradimento dall’asfalto. Sono tutti dissuasori stradali. Oggetti dell’arredo urbano che un tempo non esistevano. Il cui unico scopo è quello di farvi passare la voglia, e ancora prima il pensiero, di posteggiare lì dove non si deve. La nostra è diventata la società della dissuasione. Ecco perché stiamo riscoprendo il piacere delle cose semplici e un tempo scontate. Come il piacere di attaccare bottone con persone sconosciute, incontrate per caso magari in un parco o altrove. In Polonia per aiutare chi si sente più solo, sono nate così delle panchine apposta per chi vuole scambiare idee e pensieri.

Da settembre, nel vecchio quartiere ebraico di Cracovia in Polonia, l’organizzazione Gadulawka che si può tradurre con “pronto a discutere” ha escogitato un espediente semplice-semplice contro la solitudine. Panchine dal design originale e riconoscibili da lontano. A lato di ognuna di queste è stato apposto un pannello ne spiega il senso in ebraico, polacco e inglese. L’iniziativa, per la verità, non è nuova. S’ispirata a un’idea simile denominata “Happy To Chat Bench”, ovvero delle panchine per favorire le interazioni tra persone che non si sono mai viste prima. Non solo in Polonia e Galles, ma anche in altri paesi come Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda sono nate iniziative simili. Perché “tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri”, o almeno così scriveva Cesare Pavese.

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