Undici milioni per Einstein

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Un manoscritto autografo di Albert Einstein è stato aggiudicato a Parigi in una bollente asta per la somma sonante di 11, 6 milioni di euro.

 un determinatissimo collezionista ha sgominato la mitragliata di rilanci con la sua mega offerta, conquistando la vetta per un manoscritto di 54 pagine riguardanti la relatività generale cui è stata contrapposta, con una montagna di soldoni, la teoria della quantità monetaria.

La genialità del fisico tedesco naturalizzato Svizzero, aleggiante di certo nel più monumentale scienziato espresso dal ventesimo secolo, ha certo peccato in avarizia nel dispensare al vivacissimo mercato dell’antiquariato documenti autografi, capaci di scatenare corride torride dove il martelletto del battitore tende a surriscaldarsi oltre ogni limite, soprattutto quando la disputa si concentra sui massimi richiami dell’esplosività del pensiero umano.

A me piace immaginare l’incomparabile Albert ricacciare fuori la linguaccia, per una seconda volta e ancora più clownescamente rispetto a quel giorno di un lontanissimo 1951, quando il fortunato fotografo Arthur Sasse ebbe la buona sorte di immortalare lo “scienziato pazzo” che si lasciava andare all’iconica espressione.

Tanto per stare sul tema, quello scatto autografato fece staccare, nell’anno 2017,  un anonimo assegno a uno dei tanti fans einsteiniani, con vergata la ragguardevole cifra di 106.000 euro , ancora inadeguata se pensiamo alla magica chimica di quella formula così celebre e così definitiva, nella straripante sintesi di un “E = mc2 ” che in tutta onestà ho sempre cercato di comprendere a pieno capendone più o meno una metà.

Una manciata di milioni è ricaduta in questi giorni su una risma di pagine redatte da Albert con il suo amico e prezioso collaboratore Michele Besso, un ingegnere svizzero dal corposo talento. L’elaborato rappresenta una brutta copia – nella misura in cui solo certe rarissime brutte copie possono alla fine risultare emozionanti e bellissime – che raccoglie gli abbozzi e gli orientamenti ben delineati destinati a concretizzarsi nell’imperiosità della teoria della relatività generale, sturando le menti di altri eminenti studiosi per una nuova interpretazione e comprensione del funzionamento dell’universo.

Pare che il corposo studio contenga anche un errore e il particolare mi pare conferire una ulteriore dimensione di sconfinata battaglia nelle siderali e ardue dinamiche di ragionamento del premio Nobel per la fisica 1921.

Intanto seguitano a rimbalzare , Ansa dopo Ansa,  aneddoti e particolari circa l’aggiudicazione di “The road to relativity” , un cammeo scritto a quattro mani dal pedinatore dell’impossibile e dal suo intuitivo socio di cerebrali indagini.

Intanto fra i postulati pendenti come l’ascesa del Mortirolo, dalla regnatela delle leggi della fisica che sono le stesse in tutti i sistemi inerziali  torno alla complementare suggestione di una lettera sul tema di Dio, conquistata da una rampante volpe d’aste  nel 2018 per la bella cifra di oltre 2 milioni di euro.

Il Grande Formulatore considerava le religioni una forma di superstizione e il suo sentirsi profondamente ebraico era una pienezza dal punto di vista culturale ma non certo dal punto di vista religioso.

Eppure, proprio considerando la sua incommensurabile potenza intellettiva, suppongo che alcune sue ponderazioni troveranno comprensione e benevolenza per un ipotetico lasciapassare del tutto speciale : “La parola di Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili”

Rimane comunque intatta la fede derivante dallo scibile : E = mc2 e chi non ci crede, peste lo colga..

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