Violenza sulle donne: l’uovo di Colombo

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Aiutare gli uomini stalker e probabili violenti è un controsenso? No, serve soprattutto alle donne. Lo spiega la questrice di milano Alessandra Simone, che ha varato il progetto Zeus. Risultato? Solo il 10% di recidiva.

In Svizzera parliamo di femminicidio, ma in fondo siamo convinti, come al solito di essere i primi della classe. Dispiace deludere i protoleghisti o coloro che ritengono gli svizzeri in qualche modo sempre superiori agli altri, non è così. In Svizzera, ogni anno muore una donna su 327’000 persone, in Italia è una ogni 517’000. Pur non essendo uno dei paesi coi tassi più alti di omicidi di donne, l’Italia ne ha quasi la metà in meno in proporzione alla popolazione. Meglio di noi per esempio, fanno anche Olanda, Spagna, Grecia o Islanda.

Insomma, non gli ultimi della classe ma nemmeno i primi. Ogni volta che succede, ci si riempie la bocca di frasi fatte. Ovvio, tutti sono contrari alla violenza sulle donne, ci mancherebbe che qualcuno sia d’accordo. (leggi qui sotto)

Frasi fatte, decisioni di intenti, indignazioni che valgono un tot al chilo. Ma “fare” è un’altra cosa. Fare vuol dire chinarsi sul problema, senza pregiudizi o preconcetti e capire qual è la strada che evita violenze, che salva vite. 

Volete sapere una cosa? A un uomo impazzito che vuole uccidere per una sua distorta idea di possesso o gelosia non importa un fico secco se ha o non ha un braccialetto segnalatore che gli impedisce virtualmente di avvicinarsi alla sua vittima. E allo stesso modo in nessun paese dove è presente la pena di morte, quest’ultima è stata un deterrente per il crimine. Diciamolo chiaro, a certi livelli i deterrenti valgono poco. E allora che ci resta? Di guardare, di imparare, di vedere chi, in altre situazioni e in altri paesi ha ottenuto risultati.

Come nel caso della questrice di Milano della polizia anticirmine Alessandra Simone. Il discorso di Alessandra è chiaro, preciso e tonante nella sua semplicità:

“Possiamo e dobbiamo mettere in sicurezza le donne vittime di violenza, aiutarle a denunciare e offrire loro un sostegno dopo la denuncia. Ma se non lavoriamo anche sull’uomo maltrattante avremo salvato solo “quella” donna, e lui potrà cercare altre vittime”

Lavorare sul potenziale assassino è alla base della teoria della “riduzione del danno”. Ovvero come far si che i tassi di recidiva o i cirimini stessi diminuiscano. Per far questo bisogna avere un approccio scientifico e non emotivo. Se l’emotività ci spinge alla “vendetta” alla punizione e al deterrente, le statistiche ci dicono che invece funzionano meglio altri metodi, magari meno popolari ma di certo più efficaci. Metodi che vadano a lavorare soprattutto sul potenziale criminale, rendendolo consapevole del suo stato e del danno che ne consegue.

Leggiamo da Repubblica brani un’intervista ad Alessandra Simone:

“Per la prima volta la prevenzione rivolge la sua attenzione all’uomo maltrattante e allo stalker, grazie all’osservazione sul campo, e per questo è importante il primo intervento. Davanti a una condotta che potrebbe sfociare in violenza ma non è ancora un reato il questore emette un ammonimento per stalking o per violenza domestica, convochiamo l’uomo intimandogli di interrompere ogni forma di aggressione anche verbale invitandolo però a seguire un percorso di recupero trattamentale (non terapeutico) in un Cipm, un centro specializzato nel contrasto alla violenza e per i conflitti interpersonali”.

Ma sono i risultati di questo sistema che hanno del miracoloso. Un uovo di Colombo sulla porta di casa nostra:

“Dal 2018 a Milano e provincia abbiamo ammonito e invitato a seguire il percorso oltre 300 uomini violenti, il 90 per cento di loro non ha più manifestato forme di violenza e ha capito il disvalore delle sue azioni e le mogli, ex mogli, compagne hanno riacquistato serenità, e lo sappiamo perché facciamo incontri e controlli periodici. Una recidiva bassissima si può ottenere, però, soltanto se interagiscono almeno due fattori: l’agire in tempo, quando la violenza non si è ancora manifestata pienamente, e fare rete”.

E allora facciamolo. Impariamo. Milano è a 50 chilometri da noi. Invece di fare le solite tiritere rubiamo il mestiere a chi sa farlo meglio di noi, perché poi, al prossimo femminicidio, non ci saranno più scuse.

Perché il modo di ridurre il danno, di evitare le morti inutili, di fermare le violenze, c’è.

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