A ciascuno il proprio mestiere – 1° parte

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Sia lodato il lavoro, qualsiasi esso sia. E siano lodati coloro che hanno la consapevolezza – oltre alla modestia e alla buonanima – di… restare nel proprio ruolo e non sconfinare nelle competenze altrui. Perché ammettiamolo per una volta: il “tuttologo di turno” ha stancato.

C’è chi conferma e chi mente spudoratamente: tutti abbiamo, all’interno del nostro circolo di conoscenze, il “tuttologo di turno”. Sto parlando di quelle persone che, con la stessa agilità di un anguilla fra gli scogli, riescono a infilarsi in qualsiasi discorso. Quelli che, a prescindere, devono metterci sempre il becco. Quelli che provano a spiegarti come gira il mondo. Quelli che, se tu stai male o stai bene, loro stanno peggio o meglio di te. Sono affamati di protagonismo e fanno di tutto per mostrare quanto loro sappiano, facciano, e siano bravi più degli altri.

E, a pensarci bene e con onestà, sotto sotto, almeno una volta, saccenti lo stiamo stati un po’ tutti. Ma qualcosa sta cambiando. 

Se fino a una dozzina di anni fa i mister e miss “so tutto io” si limitavano a un amico o parente, grazie ai social sono diventati decine, centina, migliaia, pronti a scrivere post o commenti che, inesorabilmente, appariranno anche sulle vostre bacheche. 

È una questione anche ciclica

C’è stata una strage? Ecco che arriva l’esperto di cultura araba. Ci sono i mondiali o gli europei? Ecco pronto lo specialista di prima, tuffarsi a raccontar di calcio. Ci sono le votazioni? Analisi politiche a gogo, e così via.

Con l’arrivo della pandemia la situazione è sfuggita di mano, con gente che si improvvisa dottore, storico, giornalista, statistico, ecc… . Perché uno vale uno, stando al loro ragionamento e tutti hanno il diritto di esprimersi. È vero, ma fino a un certo punto.

In questo articolo, daremo una spolverata – con ironia – ai mestieri più gettonati (e rubati) del momento.

Il dottore (e affini)

“Sono il medico di me stesso”; è una delle frasi più gettonate fra coloro che non credono o poco si fidano della medicina tradizione, tornati in auge grazie ai movimenti no vax. Beh, effettivamente riconoscere il raffreddore o l’influenza misurandosi la febbre e notando che ci gocciola il naso, è facile. Più difficile è capire che tipo di virus è causa dei nostri mali, e di conseguenza, stabilire quale cura sia meglio eseguire.

Per non parlare di poi di malattie più complesse. Voglio vedervi, cari “il corpo è mio, e lo conosco meglio di chiunque” autodiagnosticarvi il cancro, ad esempio, oppure il diabete, la borreliosi, la tubercolosi, la fibromialgia (mal di testa a sentire questi nomi, vero?), e potrei continuare, sconfinando anche nelle malattie rare o che interessano la psiche della persona. 

E siamo solo nel campo della definizione di un malanno, resta ancora da capire il come o perché questo ci crei dolore, come lo si può combattere e sapere il come “ci sia arrivato” nel nostro organismo. Insomma, c’è tanto da studiare.

Chi studia medicina passerà gran parte della sua vita ad apprendere tutti questi saperi, per poter far una cosa: cercare di curare la salute delle persone. E garantiscono questo, nella nobiltà della professione, tramite il giuramento di Ippocrate. 

Sostituirsi a dottori, infermieri o virologi che, ripetiamolo ancora una volta, svolgono un lavoro non per tutti, hanno studiato e portano sulle spalle grandi responsabilità, solo perché si è letto il primo articolo trovato sul web è…folle e controproducente.

Lo storico

Alla costante ricerca di parallelismi fra ciò che accade oggi e ciò che accadde ieri, gli “storici” improvvisati hanno come obiettivo portar acqua al proprio mulino. Di carattere tendente al vittimistico, questa categoria si rivede nelle minoranze perseguitate nel passato. Prediletti gli ebrei nei campi di concentramento nazisti, ma non disdegnano anche l’apartheid sudafricano. 

Pensando agli storici, mi ritorna in mente di quella volta che, ebbi un battibecco con una signora. Ci trovavamo entrambe sul bus. Io con mascherina, lei – insieme alla nipotina – senza. Al mio richiamo alle regole, la donna furiosa mi gridò: “Mi stai discriminando e trattando come Rosa Parks, ma non mi lascerò sottrarre la libertà da te”.

Il legame fra lei, me e quanto successe a Rosa? Nessuno, eccetto il fatto di essere su un pullman. 

Poco importa sapere che le discriminazioni razziali, di genere, religiose, eccetera oltre ad intrecciarsi per secoli col filone della Storia, con periodi pregni di violenza e tristi epiloghi, sono frutto di fattori che non si possono decidere. Non si può scegliere di nascere donna, di colore o ebreo. Se vaccinarsi o no invece sì.

Interessante notare come il no vax decida di identificarsi col ruolo di vittima e mai come quello del carnefice. Perché scegliere di fare l’ebreo, con cui non si condivide nessuna caratteristica e non con chi processò Galileo Galilei? Perché non si rivedono in coloro che negarono le tesi scientifiche dell’astronomo? Eppure la corrente anti scientifica e negazionsita torva molti più legami.

Lo so, anche questo mio esercizio, è poco corretto. Ma, in fondo, è quello che viene fatto di continuo quando la Storia non la si conosce per intero e la si strumentalizza per proprio tornaconto personale.

Seconda parte qui

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