Aldi e il tuo debutto social

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Dopo il “rattoburger”, subito ritirato dagli scaffali con l’inevitabile strascico di polemiche, ecco che la catena di supermercati tedesca ne combina un’altra delle sue, provando a stupirci con una nuova brillante idea: facilitare il debutto sui social dei nostri bambini con tutta una serie di gadget indispensabili per poterlo fare in grande stile. Lampada LED, microfono e stativi vari per non sfigurare su TikTok e raccogliere una pioggia di like su Facebook. Intanto però, dietro ai lustrini e alle paillettes dei social si nascondono insidie che non vanno prese troppo sottogamba. E forse non andrebbero neppure più di tanto incentivate.  

Un post tira l’altro. Proprio come le ciliegie. E poi foto, video, storie, hashtag e cuoricini, pollici in su ma anche espressioni di rabbia e di stupore, in un turbinio di emozioni che nella maggior parte dei casi passano attraverso lo schermo di uno smartphone. Croce e delizia, i social media, sono diventati parte integrante delle nostre vite, figuriamoci di quelle dei nostri figli. Giovani e social. Un rapporto che sempre più spesso risulta essere complicato e invasivo. Ancor di più in un periodo come quello che stiamo attraversando, in cui le lezioni scolastiche sono state fatte a distanza, mediate da uno schermo. 

Stando ai dati raccolti tra i pazienti del Policlinico Gemelli di Roma, il più grande ospedale d’Italia e uno dei più grandi d’Europa, tre adolescenti su dieci manifestano sintomi di disagio che non rientrano nella fisiologia adolescenziale. Si feriscono, si isolano, finiscono per trascurare la scuola in preda alle psicosi. Proprio per questa ragione un’arma a doppio taglio come quella dei social va maneggiata con estrema attenzione ed è compito di noi adulti sapere cosa fanno i nostri figli. Anche perché, tra i più giovani, opportunità e rischi riferiti ai social media vanno di pari passo.

Non c’è dubbio che i social puntano a soddisfare alcuni nostri bisogni con grande efficacia. Il contatto, l’appartenenza e l’affermazione. Purtroppo però, in rete, non sempre è chiaro chi si nasconda realmente dietro a un profilo social. Anche se condividere la propria vita con gli altri è estremamente appagante emotivamente, il racconto social è filtrato da immagini che cercano di dare solo il meglio. Il lato oscuro di ognuno di noi rimane tale. E così, sulla lunga distanza, la finzione social finisce per sfalsare l’immagine della realtà. Appiattita e insipida rispetto ai sapori forti che ci regalano Facebook, Instagram, TikTok e così via.  

Ecco perché saper mantenere la giusta distanza è fondamentale. E, per quanto possa essere elettrizzante il debutto social, un po’ come forse lo era un tempo il ballo scolastico di fine anno, va affrontato con la consapevolezza che non si tratta soltanto di un gioco, ma di un mondo tanto affascinante quanto insidioso. Proprio come certe pubblicità un po’ subdole capaci di fare leva su emozioni e bisogni inconsci. Ecco perché, al di là del debutto social, sarebbe bello che i nostri bambini avessero l’opportunità di scoprire e di vivere altri giochi, meno pericolosi e altrettanto carichi d’emozione e di appagamento.

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