Bangladesh: eletta la prima sindaco transgender

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Il 28 novembre arriva una bella e inattesa notizia dal Bangladesh, Paese in via di sviluppo e a maggioranza mussulmana. Gli elettori di Trilochanpur, piccola città di 40 mila abitanti ad ovest del Paese, ha eletto il primo sindaco transgender donna.

Nazrul Islam Ritu, di 43 anni, ha battuto facilmente il sindaco uscente sostenuto dal partito di governo Awami League (Lega popolare Bengalese), con 9’569 voti, più del doppio del suo rivale che ha ricevuto solo 4’517 voti.

A congratularsi con la nuova “Union Parishad”, equivalente di sindaco, è stato il vescovo James Romen Boiragi, con queste parole: “Mi congratulo con lei per la sua vittoria, la sfida che ha raccolto è davvero ammirevole e questo trionfo darà coraggio ai molti transgender.

Si stima che nel Bangladesh, Paese di 166 milioni di abitanti a maggioranza islamica (88.7% della popolazione) ci siano circa un milione e mezzo di transgender socialmente discriminati, vittime di violenze, spesso allontanati da casa e non ammessi nelle scuole e nelle università, costretti a vivere mendicando o lavorando nel commercio del sesso.

Nazrul Islam Ritu, nata in una numerosa famiglia mussulmana e terza di sette fratelli, è fuggita giovanissima dalla sua città natale ed è stata cresciuta dalla comunità transgender di Dhaka. 

Da circa 15 anni è tornata a Trilochanpur e si è fatta conoscere per le sue attività filantropiche diventando molto popolare; ha aiutato a costruire due moschee, ha fornito assistenza ai templi indù (9.3% della popolazione) e soccorso i poveri della città.

Dopo la vittoria la neo amministratrice della città ha esordito dicendo: “La mia vittoria significa che sono davvero amata, mi hanno abbracciata; ho affrontato e superato molti ostacoli a causa dei miei avversari; per il resto della mia vita lavorerò in qualità di sindaca affinché che il mio Paese diventi un modello da seguire. Soffro quando sento che qualcuno non viene curato o che non può organizzare il matrimonio della figlia per mancanza di soldi; voglio dare voce e aiutare le persone senza speranza”.

Nel 2012 il governo della Repubblica Popolare del Bangladesh aveva avviato un progetto per migliorare gli standard di vita della comunità  trans, e nel 2013 aveva riconosciuto legalmente gli “Hijra”, termine generico usato per indicare i transgender come “terzo genere”.

Questo riconoscimento aveva permesso di ottenere la carta d’identità, di votare alle elezioni e di poter usufruire di vari benefici socio-economici e finanziari da parte dello Stato.

Nel 2019 la Commissione elettorale includeva il genere “Hijra” nella lista degli eleggibili e nel 2020 il governo presenta una legge al parlamento che permette ai figli dei transgender di ereditare il patrimonio di famiglia.

Senza dubbio sono passi importanti in un Paese la cui Costituzione riconosce la laicità della nazione ma dichiara l’Islam religione di Stato, in cui l’omosessualità viene punita dalla famigerata “sezione 337” del Codice penale britannico, anche se quasi mai applicata.

La questione dell’omolesbotransfobia non è solo un fatto di legislazione, richiede un cambiamento nell’intera società. Il voto, a scrutinio segreto, del senato italiano del 27 ottobre scorso che ha affossato il disegno di legge conosciuto come Ddl Zan contro omolesbotransfobia, seguito dalla peggiore esultanza della destra, dimostra quanto la sua accettazione sia ancora lontana anche in Italia.

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