Brexit e Swissexit

Pubblicità

Di

Daniel Hutton, ex direttore dell’Observer e membro della Commissione indipendente sui rapporti tra Regno Unito e Unione Europea, in un recente articolo parla delle conseguenze della Brexit per il suo Paese. 

Proprio in questi giorni il ministro per la Brexit, David Frost che aveva sostenuto che il Regno Unito “dovrà superare le forze dell’entropia, della pigrizia e degli interessi consolidati”, ha rassegnato le dimissioni, creando un nuovo grattacapo al sempre più impopolare Johnson. 

Secondo Hutton, “le aziende britanniche, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, vacillano. Assorbono costi esorbitanti, pagano dazi nascosti, sono sottoposte a controlli più severi sulle esportazioni, trasferiscono fabbriche e uffici nell’Unione europea e perdono lavoratori. Le gite scolastiche da e verso l’Europa non si organizzano più. Per ottenere un visto servono mesi. La scienza britannica è fuori dal progetto europeo Horizon, il più grande progetto scientifico internazionale. Alleanze costruite nei secoli sono state fatte a pezzi.” (1)

Concretamente la situazione l’abbiamo vista nelle immagini televisive che mostravano scaffali vuoti nei supermercati (tra l’altro perché mancano migliaia di camionisti stranieri a cui non è stato rinnovato il premesso di lavoro) e lunghissime code alle frontiere che, nei primi 6 mesi del 2021, spiegano, in parte, la flessione delle esportazioni verso l’Ue del 13,3% e delle importazioni del 24,8%. Insomma, la Brexit si sta rilevando per i britannici una cosa molto diversa da quanto predicavano i suoi sostenitori che auspicavano la Global Britain

Il parallelismo con il nostro Paese è inevitabile. Certo noi non siamo usciti dell’Ue perché non ci siamo mai entrati ma gli accordi bilaterali erano estremamente vantaggiosi: ci garantivano i benefici economici, senza le implicazioni politiche, ma la festa è finita con il fallimento degli accordi sul rinnovo. Le prime conseguenze le abbiamo viste con le difficoltà della Svizzera a partecipare al programma Horizon, partecipazione che è stata in parte recuperata con penalizzazione: non possiamo più dirigere i progetti di ricerca. Nel precedente programma (il 16-20) il nostro Paese era il Paese che dirigeva più progetti e proprio per questo, abbiamo ricevuto più soldi di quanti avevamo pagato. Per la nostra economia basata forzatamente su prodotti ad alto valore aggiunto (l’unica strategia che può salvarci dalla forza della nostra moneta) la ricerca è fondamentale ed oggi quella di punta non può più essere nazionale soprattutto per un piccolo paese di 8 milioni abitanti. Ma naturalmente la ricerca non l’unico punto.

I detrattori dei rapporti con l’Ue – Udc in testa – possono ripetere all’infinito che la Svizzera può fare a meno di accordi ma, come loro sanno bene, sono solo slogan con l’obiettivo di adescare voti in un bacino di votanti che hanno una conoscenza approssimativa di cosa significano i rapporti con il nostro potente vicino. Nessun mette in discussione che l’Ue funziona a corrente alternata e con diversi punti deboli, in primo luogo il tratto neoliberista di Maastricht (in parte abbandonato). Ma dobbiamo essere perfettamente coscienti che se decidesse di renderci la vita dura , le conseguenze potrebbero essere disastrose. Per ora continuano a trattarci come l’adolescente ribelle, ma in fondo simpatico. Ma basterebbe una marachella di troppo e potremmo finire in castigo. Se un paese con 67 milioni di abitanti come la Gran Bretagna, pena ad assorbire la Brexit e le nuove relazioni con l’Ue, cosa potremmo fare noi, piccolo paese al centro dell’Europa? Sarebbe meglio non scoprirlo, ma ho il presentimento che non dovremo aspettare a lungo.

  1. Internazionale, 1438, p 42

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!