Buon sonno partigiano Milan!

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All’età di quasi 98 anni, il partigiano Aldo Giassi se ne è andato a riposare nello sterminato cimitero delle grandi querce, portandosi una bandiera rossa per coprirsi nelle nottate fredde e una calda frase da ripetere anche dall’Oltre, a perpetuo monito “La Liberazione è stata tradita. C’è ancora troppo fascismo”.

Forse, prima di chiudere gli occhi per sempre, il vecchio “Giass” che dopo le imboscate dormiva su uno sten come cuscino, è riuscito a compiere una furtiva capatina dentro il cascinale cascante e odoroso di muffa, a salutare i pochissimi soci rimasti della 51esima Brigata Garibaldi.

Gli hanno sorriso, porgendogli un pezzo di pane duro come la crapa dei tedeschi e un mezzo bicchiere di bianco asprigno, quello del Mario vignaiolo di Varzi, ammazzato sulla porta di casa assieme al suo cane: e quelli della Wehrmacht ridevano di grosso, sputando al vento paroloni gotici che poi ricascavano sulle divise stirate con il sangue e inamidate di indifferenza.

Il nome di battaglia era Milan e ogni giorno, con la sua giovinezza e con il suo mitra a canna corta, abbarbicato alla sparuta pattuglia dei compagni partigiani, che cascasse il mondo, si tramutava  ora in un’ombra ora in carne pulsante fra i filari di viti del Pavese a giocarsi la vita, con la consapevolezza che per conquistare la vera libertà devi anche mettere sul piatto la tua pelle, servendola con il giusto orgoglio al tuo nemico.

Nelle nottate che strizzavano i piedi di gelo  gli capitava spesso di pensare a suo padre Giuseppe che aveva quattro figli ed era  ferroviere, quando rincasava nelle ore tarde faceva piano piano con i piedoni da gigante buono, per non svegliare la sua tribù ma poi gli capitava spesso di far cadere a terra la gavetta da secondo macchinista e allora decideva di deragliare, cominciando a fischiare come una locomotiva.

È morto Aldo Giassi che si è battuto come un leone al Passo del Brallo e che ha conosciuto la crudeltà disumana dei terribili mongoli catturati sul fronte russo e restituiti alla causa del nazismo: quegli orchi stupravano donne e incendiavano cascine , prendendo il soldo  dai ” tugnìtt” che tempestavano di bombe le terre di Pietragravina e Montepenice.

Milan si è inoltrato ora fra gli impervi sentieri dove la roccia è scheggia, dopo essersi fatto vedere per un’ultima volta alla manifestazione del 10 agosto scorso, a ricordo dell’eccidio dei 15 martiri di piazzale Loreto.

In quella occasione, con la sua voce da tronco malato ma con la rinnovata giovanile fierezza di aggiustatore meccanico nella fabbrica Caproni di Taliedo, trovò il modo di rammentare il testamento universale dello studente partigiano di Parma Giacomo Ulivi, fucilato a 19 anni dai fascisti nel novembre del 1944 : 

“Non dite che siete scoraggiati,  che non ne volete più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere”.

Buon sonno, partigiano Milan!   

Resterai comunque e sempre in prima fila per festeggiare la Resistenza.   

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