Cassis presidente? Auguri!

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Leggo dal sito della RSI: “Ignazio Cassis oggi verrà eletto presidente della Confederazione. Dal 1° gennaio prossimo sarà il quinto svizzero italiano ad assumere la carica.”

Vi ricordate quando Gobbi si era candidato per il Consiglio federale ed era diventato UDC onorario? Quanti di voi se la facevano sotto dalla paura? (leggi qui sotto)

Beh, Cassis presidente lascia un sentimento similare serpeggiare per il mio midollo osseo, e non è una bella sensazione.

Non è un segreto per nessuno che Cassis sia ritenuto il più debole die Consiglieri federali, un uomo poco abile e poco influente. E alle sue spalle ha diverse gaffes e dichiarazioni poco accorte che ne hanno sminuito il ruolo e il prestigio.

Basti ricordare a febbraio l’inaugurazione della nuova ambasciata a Minsk, in quella Bielorussia che oggi ricatta la UE e ammassando senza scrupoli poveri migranti al confine con la Polonia. Le dichiarazioni incaute del Consiglio federale e del Ministro degli Esteri erano allora di questo tenore: “Negli ultimi 3-4 anni sono stati fatti passi avanti: gli oppositori non vengono più incarcerati; si è aperto un dialogo costruttivo con le Organizzazioni per i diritti umani. Sarà certo necessario del tempo, ma noi, come Svizzera, forniremo supporto in questa direzione” (leggi qui sotto). Oggi la Bielorussia è un amico imbarazzante per chiunque in Europa.

Cassis in aprile dell’anno scorso, era quello che, in rotta con tutti i suoi colleghi, spingeva per l’apertura totale delle attività economiche, in piena crisi covid. Avversato dai 6 colleghi, compresa la correligionaria PLR Karin Keller-Sutter. (leggi qui sotto)

E chi ricorda, nel 2019, la storia d’amore con la multinazionale dell’estrazione mineraria Glencore? Un’azienda che è da anni sotto i riflettori, accusata di avvelenare la popolazione e di distruggere l’ambiente con i suoi scarti di lavorazione. Cassis era andato allegramente in visita in una miniera dello Zambia, appunto, lodando l’azienda. (leggi qui sotto)

Per non parlare del vespaio che aveva sollevato quando aveva dichiarato che l’UNRWA, l’agenzia dell’ONU che sostiene i palestinesi con progetti d’aiuto e alimentari, non favoriva il processo di pace con Israele proprio perché continuava ad offrire aiuto a una delle popolazioni più disperate e vessate del pianeta.

A sostenere la mia tesi e la scarsa opinione che ho del mirabolante Consigliere di Stato italofono, c’è il professor Georg Lutz, direttore della Fondazione svizzera per la ricerca nelle scienze sociali (FORS), per diversi anni direttore di progetto dello Studio elettorale svizzero (SELECTS). Lutz, sempre in un’intervista alla RSI, dichiara:

“Ci sono ovviamente più situazioni in cui si rischia di fare delle gaffes. La comunicazione va curata e ci vuole la coscienza dell’aspetto simbolico delle apparizioni del presidente. Penso che proprio per Ignazio Cassis qui ci siano dei rischi, visti gli errori comunicativi che ha fatto in passato e che gli sono anche stati rinfacciati.”

Lutz ribadisce quello che abbiamo già scritto e ci aggiunge del suo:

“Già all’inizio, quando era ancora candidato al Consiglio federale, ha fatto discutere la sua adesione alla lobby delle armi, o la cessione del suo passaporto italiano… poi c’è stata la visita alla miniera della Glencore. E recentemente mi ha stupito l’intervista che ha rilasciato poco dopo l’incontro col vicepresidente della commissione europea. In questa intervista ha criticato la controparte… m’è sembrato inopportuno, se l’obiettivo era calmare le acque con Bruxelles.”

Come per Gobbi, altro eminente gaffeur, c’è da sperare non tanto che i danni non arrivino, quella è una certezza, ma che rimangano abbastanza contenuti da non incrinare i rapporti soprattutto con i nostri immediati vicini europei, che già non hanno un’enorme simpatia per i particolarismi elvetici.

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