C’è vita sull’isola di plastica

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Stando ai risultati di una recente ricerca, l’inquinamento da plastica starebbe portando alla creazione di interi ecosistemi in mare aperto. Numerose specie di piante e di animali che mai ci saremmo sognati di trovare nel bel mezzo dell’oceano stanno letteralmente colonizzando le tonnellate di rifiuti plastici che galleggiano sulle acque. Un’ampia migrazione che ha portato alla nascita di comunità completamente nuove e finora impensabili. Una realtà che ci dà una chiara idea del devastante impatto che l’inquinamento può avere sugli ambienti che ci circondano. Isole di plastica che galleggiano placide in pieno oceano.

Si va dalle anemoni ad altri microrganismi marini, dai granchi ai molluschi. Ormai per gli animali la plastica non è più soltanto un problema legato ai danni causati dall’ingestione o dall’intrappolamento. Oggi riguarda una sfera assai più ampia. Riguarda ciò che gli scienziati hanno definito come comunità “neopelagiche”, dove neo sta per nuove e pelagiche, dal greco pèlagos, significa mare aperto, nel senso che ormai abitano l’oceano e non più soltanto la costa. Una scoperta che, di fatto, ridefinisce i confini della vita marina. Oggi ben presente in un nuovo habitat, in una zona che in precedenza era disabitata.

In queste aree oceaniche le correnti causano costati accumuli di materie plastiche che tendono a stratificarsi in giganteschi blocchi. Si tratta di vastissime isole fatte d’immondizia che in alcuni casi si espandono anche per migliaia di chilometri quadrati sulla superficie marina. Con reti da pesca, corde e boe che aiutano a tenere insieme il tutto. Un incubo galleggiante che ha iniziato a prendere vita. La più grande area di questa natura si trova nel vortice subtropicale del Pacifico settentrionale e contiene circa 79.000 tonnellate di spazzatura. 

Ma come interagiranno le specie che hanno colonizzato queste isole con quelle che già vivevano negli oceani? E come saranno influenzate dalla plastica? Cosa dobbiamo aspettarci che accada nei prossimi decenni? Come si evolveranno queste isole di plastica? Queste sono soltanto alcune delle domande alla base degli studi che verranno condotti nei prossimi anni. Intanto però, proprio come sosteneva il comico statunitense George Carlin in un suo celebre monologo: “la Terra non condivide il nostro pregiudizio verso la plastica. La plastica viene dalla Terra.” 

“Non c’è niente che non vada con il Pianeta – aggiungeva Carlin – la Terra sta bene. È la gente ad essere fottuta. Il pianeta ha superato cose molto peggiori di noi. Ha superato terremoti, vulcani, tettonica a placche, deriva dei continenti, venti solari, macchie solari, tempeste magnetiche, inversione magnetica dei poli, centinaia di migliaia di anni di bombardamento da parte di comete e asteroidi e meteoriti, inondazioni mondiali, onde anomale, incendi planetari, erosione, raggi cosmici, ere glaciali ricorrenti, e pensiamo che qualche busta di plastica e qualche barattolo di alluminio faranno la differenza? Il pianeta non va da nessuna parte… noi sì! Noi stiamo andando via. Fate le valigie, gente. Ce ne andiamo. E non lasceremo neanche molte tracce, grazie a Dio. Forse un po’ di polistirolo. Forse.”

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