Chiudono i pronto soccorsi

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Continuate a non vaccinarvi? Bene. Fate come volete. Siate però coscienti di quello che sta succedendo. E non è colpa della politica: il 17 dicembre chiudeva il pronto soccorso dell’Ospedale Italiano. Il 20 dicembre quello di Faido. Due punti di primo soccorso che servivano la popolazione tutta, sia quella vaccinata che non.

A questo punto viene da chiedersi: è giusto pagare a questo modo? Che pensano le centinaia di migliaia di ticinesi vaccinati e le migliaia che facevano capo a questi due pronto soccorsi? Perché non sono stati chiusi per un vezzo politico, per una ristrutturazione o per gioco. Ma la decisione per la chiusura è, e citiamo da RSI news: 

“ … motivata da alcune precise necessità: reperire personale infermieristico e medico; disporre dell’attrezzatura per garantire il potenziamento del dispositivo di cure intense; garantire una maggiore sicurezza nella separazione dei flussi di pazienti e degli accessi alle strutture.”

Tradotto? Si concentrano le risorse per fare capo all’emergenze legate al Covid. Per cui tu, caro cittadino, che hai un’urgenza, è vero che puoi sempre andare al Civico, ma magari per colpa del traffico e della quantità di gente che si riverserà nel pronto soccorso rimanente, ci lascerai le penne. Esagerazione? Dillo al poveraccio argoviese malato di cancro che, invece di essere ricoverato in terapia intensiva, è stato messo (col suo consenso) in un reparto “normale”. (leggi qui sotto)

E non parliamo di Faido, che non è che hanno pronto soccorsi dietro ogni piega della montagna. C’è chi mi accusa di soffiare sul fuoco della divisione. Vero, ma mica lo faccio per divertimento, bensì perché sento disperatamente la necessità di salvare vite e di finire questa storia una volta per tutte. 

Nel vangelo secondo Matteo c’è una parabola interessante. Amo le parabole, secondo me Gesù Cristo e i suoi apologi, sono tra i primi cultori del marketing. Dovendo spiegare concetti complessi a gente semplice, furono costretti a usare le parabole: restano in testa più facilmente e si legano al quotidiano vissuto delle persone. Ma veniamo al dunque:

“ Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.”

Bella è? Si presta proprio bene. A ieri casi di Covid in Ticino erano 667 nelle ultime 72 ore. Le ospedalizzazioni 104, 19 in terapia intensiva, 5 i nuovi decessi. Dei 20 pazienti in terapia intensiva, 6 sono vaccinati, 14 non vaccinati. È il momento, come scriveva il buon Matteo, di separare il grano dalla zizzania. Io non dico di bruciare i non vaccinati, ci mancherebbe. Dico di far sì che sia imposto un vaccino. Mica perché ho in astio chi non si vuole vaccinare, ma perché se non lo facciamo moriranno delle persone che non c’entrano o che, anche se c’entrano, perché non vaccinate, non vogliono comunque morire. È così difficile da capire come ragionamento?

Penso di no, e penso anche che Gesù a quest’ora sarebbe vaccinato con tutti gli apostoli, sai, per via di quella fissa sull’altruismo…

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