Cile: morta la vieja, eletto Gabriel

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Due eventi fondamentali – se non dal punto di vista pratico, certo da quello politico e emotivo – hanno travolto il Cile negli ultimi giorni.

La moglie di Augusto Pinochet (morto nel 2006), sanguinario dittatore del paese sudamericano, responsabile di eccidi, torture e sparizioni, ha deciso di togliere il disturbo. Un personaggio ingombrante, una di quelle donne che hanno non solo seguito, ma supportato il marito negli orrendi anni della dittatura, dove il Cile viveva anni di paura e angoscia.

Se non è bello augurare la morte a nessuno, è perlomeno comprensibile che molti cileni abbiano festeggiato la dipartita della “vieja”, come veniva chiamata la novantanovenne coniuge dell’ex dittatore, che ha deciso di andarsene proprio l’ultimo giorno di elezioni, augurando involontariamente un buon auspicio elettorale al candidato della sinistra Gabriel Boric.

Un percorso, quello cileno, che parte da lontano, con la fuga degli esuli cileni negli anni della dittatura, che vide sparpagliati in tutta Europa e anche in Ticino, numerosi transfughi del crudele regime. Poi la fine della dittatura e la morte (finalmente) del boia Pinochet nel 2006.

Il dittatore in realtà non pagò mai per i suoi crimini. In nome della pace civile e barattando la sua uscita di scena con la nuova democrazia, seppur fragile, Pinochet guadagnò l’impunità per se e per la sua famiglia.

Un altro tassello importante, fu la riforma (a ottobre di quest’anno) della costituzione cilena ancora figlia della dittatura. In seguito a un referendum, il 78% dei cittadini, con una schiacciante maggioranza, davano un definitivo colpo di spugna che sanciva l’avvento di un nuovo Cile. Scrivevamo allora:

“ (…)La richiesta di una nuova costituzione risale all’autunno dello scorso anno quando nelle strade e nelle piazze della capitale Santiago e delle altre grandi città del Paese si riversarono migliaia di manifestanti per contestare il modello economico e sociale cileno, e soprattutto la costituzione che lo reggeva. Una costituzione che però cambierà presto, tornando a somigliare a un popolo che ha deciso di fare davvero i conti con il proprio passato e di farlo fino in fondo.”

(leggi qui sotto)

L’ultimo giorno di campagna elettorale, come dicevamo, è stata segnata dalla morte di Lucia Hiriart, vedova del dittatore. E i cileni, perlomeno le frange a sinistra, hanno festeggiato in piazza. Ma soprattutto migliaia di giovani, si sono radunati in piazza Dignidad cantando “se muriò, la vieja se muriò”.

A dimostrazione di quanto la memoria dei cileni per il loro recente passato di lacrime e sangue, non se n’è definitivamente andato né con la morte di Pinochet né con quella della complice compagna.

Oggi, il Cile vira a sinistra, facendo rigirare nella tomba il vecchio dittatore come un girarrosto. È Gabriel Boric, originario della piccola isola di Ugljan in Croazia, figlio del movimento studentesco del 2011, un barbudo degno dei seguaci cubani della rivoluzione, a prendere il potere. 35 anni, laureato in giurisprudenza, attivista di Izquierda autonoma (sinistra autonoma)* con un passato nell’attivismo studentesco, Boric sarà il più giovane presidente del suo Paese, oltre che uno dei più giovani al mondo.

Boric è uno dei padri della nuova costituzione sancita dal voto popolare di ottobre ed è stato il candidato eletto alle primarie per la sinistra.

Critico nei confronti del sistema neoliberale del suo paese, Boric difende un programma incentrato sui diritti dei lavoratori e sulle riforme sociali, intende varare un sistema pensionistico statale che sostituisca quello privato e tasse progressive per i cittadini ricchi e le aziende.

Riuscirci non sarà facile, visto che il parlamento è ancora in mano al centro destra. Ma Boric è anche figlio di una ventata di sinistra che sembra colpire le Americhe e che regala a diversi paesi un governo progressista, come ad esempio in Venezuela, dove i candidati di Maduro hanno ottenuto una schiacciante vittoria, o in Bolivia, con la vittoria di Luis Arce, che raccoglie l’eredità lasciata da Evo Morales.

Dire che l’America latina si sta spostando a sinistra è certamente azzardato. Vero è però che il Cile, perlomeno, si toglie la soddisfazione di avere per una volta, scopato definitivamente fuori la dittatura dalla porta, sperando che quella porta rimanga ben chiusa e non lasci rientrare gli spifferi di un periodo doloroso e triste.

*Izquierda autonoma: movimento politico che esisteva tra il 2008 e il 2019, il cui principale campo d’azione sono state le università , sia pubbliche che private. Con radici socialiste, raccoglieva l’eredità autonomista del Movimento SurDa. Dopo la fusione con Poder Ciudadano, il movimento entrò a far parte dei Comunes .

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