Deliveroo, adios alla Spagna

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Il 29 novembre Deliveroo ha cessato definitivamente le consegne. 3.800 corrieri si ritroveranno senza un lavoro. E guarda caso, la decisione del colosso della gig economy, arriva dopo che il governo spagnolo aveva approvato la legge sui rider, che obbligava le società ad assumerli. L’azienda di consegna a domicilio britannica assicura che il motivo non ha nulla a che vedere con la legge, le ragioni sono altre, intanto però gli zaini turchese della consegna di cibo a domicilio scompariranno dalle strade della Spagna. 

Mentre in Italia Deliveroo, una delle società leader del settore, è stata condannata dal Tribunale di Firenze per condotta antisindacale e per aver violato i diritti dei rider, in Spagna l’azienda decide di chiudere baracca e burattini. È un mondo difficile quello della gig economy, anche se forse è pure peggio per chi ci lavora. A ritmi disumani e retribuzioni da fame. Un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo – in pratica un “lavoretto” – che poco nulla ha a che spartire con le prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.

Lavoretto, in inglese, si traduce appunto con gig. E quella dei lavoretti è soltanto l’ultima frontiera della precarizzazione e della demolizione dei diritti dei lavoratori. Proprio per arginare questo tipo di deriva la legislazione spagnola, la prima al mondo a farlo, ha cercato di metterci una pezza, tutelando i corrieri impiegati dalle piattaforme online di consegna. Da quando la legge è entrata in vigore, le aziende presenti sul territorio spagnolo hanno avuto 90 giorni di tempo per assumere i propri corrieri, con regolare contratto e status da dipendente. 

C’è da dire che nessun’altra azienda, a parte Deliveroo, ha deciso di abbandonare la Spagna dopo l’approvazione della legge. Uber eats, Glovo e gli altri attori presenti sul mercato hanno fatto ciò che dovevano, anche perché pur dovendo tutelare i propri lavoratori continuano a guadagnarci e non certo a perderci. Secondo il portavoce di Deliveroo la decisione è stata presa a causa della forte concorrenza che le ha impedito di occupare la “posizione di leader che ha raggiunto negli altri dodici mercati in cui opera, dove è il primo o il secondo operatore”.

Capito? Se Deliveroo fa le valigie è soltanto perché non è il primo della classe, perché il mercato spagnolo non è all’altezza delle proprie aspettative, perché non guadagna abbastanza, mica perché pagando il dovuto per legge ai suoi lavoratori si è improvvisamente ritrovata a dover fare beneficenza. Anzi. Del resto pretendere che uno squalo si metta a dieta o, meglio ancora, diventi vegano, è un po’ come pretendere di starnutire ad occhi aperti. L’unico modo per vedere i nostri diritti rispettati è battersi perché ciò accada. E se nel frattempo qualcuno se ne va, poco importa. Adios Deliveroo… e a mai più rivederci!

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