Felici di perdere soldi

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È possibile fare impresa etica ? Certo. E non vuol dire per forza essere dei fessi. La Lush, ditta di prodotti da bagno e per la cura della persona completamente naturali, ha attuato una politica che altre aziende troverebbero suicidale.

Bisogna essere coraggiosi, bisogna essere folli, come recitava un vecchio Steve Jobs in dolcevita nero. La Lush, fondata nel 1995 dall’imprenditore Mark Constantine e da sua moglie Mo, ha disseminato bolle nelle nostre vasche da bagno, dispensato saponi a fette (sì, puoi tagliarti fette di saponi profumatissimi) e riempito gli armadietti dei bagni di cremine emollienti, esfolianti e profumate. 

Tutto è ecologico ( i saponi hanno addirittura la data di scadenza) e biologico. Gli imballaggi sono in carta, cartone o in alluminio riciclabili. 

Quella della Lush è un’azienda gioiosa e spiritosa. Chi la conosce e frequenta non può non sorridere ai nomi e agli opuscoli di vendita, che ti propongono “ballistico” il bombolona da bagno o la “polvere di fata” o la bomba doccia “rudolph naso” con evidente richiamo natalizio al naso della renna leader di Babbo Natale. O ancora il bagnoschiuma “signore del malgoverno”

Ma Lush ha fatto un’operazione etica e al contempo di marketing, togliendosi dai social. Perché lo ha fatto? In seguito alle dichiarazioni di Frances Haugen, ex dipendente di Facebook. Scrivevamo a tal proposito:

“…L’ex dipendente di Mark Zuckerberg che ha esortato il Congresso degli Stati Uniti ad affrontare con urgenza una delle minacce oggi più insidiose per il popolo americano, ma anche per le persone e le nazioni del resto del mondo. Secondo la Haugen i prodotti di Facebook, oltre ad essere una minaccia per i nostri adolescenti e ad alimentare le divisioni, stanno attentando alla stabilità delle nostre democrazie. E, malgrado chi è a capo di Facebook e Instagram sappia come renderli più sicuri, avendo anteposto gli immensi profitti al bene comune, ciò che sarebbe necessario fare non viene fatto. (…)”

(leggi qui sotto) 

Detto fatto, Lush ha chiuso i suoi profili Facebook, Instagram, Tik tok e Snapchat. Una cosa indolore? Per niente. L’azienda ha perso 13 milioni di dollari. Probabilmente però, la pubblicità che si è fatta con questa operazione etica, le farà riguadagnare i soldi perduti. Ma è il concetto che è importante: si può essere etici facendo business. Lo si può fare con l’onestà, con la fantasia, con la voglia di rompere schemi calcificati di un mercato mostruoso e divoratore.

Un mercato che, tra covid e globalizzazione, sta mostrando i suoi seri limiti. E se a emergere da questo pantano saranno ditte etiche, biologiche, attente ai rifiuti e che trattano decentemente la manodopera, sarà una vera rivoluzione.

Nel dubbio io domani faccio scorta di saponi della Lush, che non mi paga per fargli pubblicità ma fa saponi da urlo, che sembra che te li puoi mangiare dal gran che sono belli.

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