Gioventù suicida, il malessere che uccide

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Un sondaggio online, condotto di recente per individuare i principali fattori di rischio legati alla salute mentale, ci ha rivelato che in Svizzera e nel Liechtenstein un giovane su undici ha tentato il suicidio. A dircelo è l’UNICEF che nel corso della primavera e dell’estate di quest’anno ha tastato il polso di un campione di più di mille giovani d’età compresa fra i 14 e i 19 anni. Il risultato è agghiacciante. O semplicemente sconfortante. Se però le storie di disagio psichico sono all’ordine del giorno, la pandemia ha solo acuito un malessere ben presente e diffuso fin da prima.

Basta aprire i giornali nelle pagine di cronaca nera per scoprire storie come quella accaduta in un liceo scientifico di Ruvo di Puglia, in provincia di Bari. Durante la sua ora di lezione un docente, non senza un pizzico di sadismo, decide d’interrogare a sorpresa. L’intera classe è impreparata. Non si contano le umiliazioni. Fioccano le insufficienze. Nella pausa, mentre in aula s’attende l’arrivo del professore per l’ora successiva, gli allievi chiacchierano. 

Tutti tranne uno. Lui a differenza degli altri sale sul davanzale e dopo qualche istante in cui rimane immobile e in equilibrio in quella posizione, si lancia dalla finestra. Nel vuoto. È morto così un ragazzo di 14 anni, al primo anno di liceo scientifico. Un brutto voto a scuola sommato all’incapacità di reggere la delusione. Quella vergogna. O forse chissà, il peso, le aspettative di una vita in cui il futuro è un’incognita indecifrabile. E il presente un luogo infernale. 

In Svizzera il 37% dei nostri giovani soffre di problemi psichici. Un’ampia fetta di loro poi, dei propri problemi non ne parla con nessuno. Il 17% di tutti coloro che hanno disturbi d’ansia o sono depressi hanno tentato il suicidio, quasi la metà anche più di una volta. E solo un misero 3% chiede aiuto e si affida ad un professionista. Ecco perché L’UNICEF sottolinea come, per rafforzare la salute mentale delle nuove generazioni, sia urgente e necessario investire innanzitutto nella prevenzione.

Spente le sirene, passato il brusio delle mille voci, tornate nel silenzio le urla e le grida, chiusa la porta dell’ufficio di un sindaco, non restano che dolore e disperazione – ha scritto su Facebook il primo cittadino di Ruvo, esprimendo – la vicinanza di tutta la nostra città alla famiglia di questo ragazzo alle prese con una sofferenza ingiusta e insostenibile”. Per un dramma che identico si consuma altrove, di nuovo e ancora. In Europa ci sono tre adolescenti che ogni giorno si tolgono la vita. Perché tra i giovani, il suicidio, è la seconda causa di morte.

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