Guillermo che muore per il clima

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Due amici mi contattano, perché vogliono raccontarmi una storia svizzera e mondiale. Una storia che è passata sotto silenzio, in questi giorni, subissata da tante altre storie terribili e ovviamente importantissime, come se quella di Guillermo, così si chiama, fosse risibile. 

Guillermo potremmo definirlo uno scemo, un pazzo. Come era scema quella ragazzina svedese che tutti i venerdì si sedeva imbacuccata di fronte al parlamento svedese col suo cartellino con scritto “Klimatstreik”. Una ragazzina che ha mosso mezzo mondo da allora.

Ma lascio a Sindy e Marco il racconto di quei giorni di risveglio, un momento in cui, per caso, capita di aprire gli occhi, solidarizzare e rendersi conto che solo annuire con fare compreso non basta più:

“Lunedì 22 novembre veniamo a sapere, tramite un breve servizio del TG alla RSI 

che c’è un padre di tre figli, Guillermo Fernandez,  proveniente da un piccolo paesino friborghese, che sta facendo uno sciopero della fame dal 1° di novembre. (leggi qui sotto)

https://www.rsi.ch/g/14886438

Il motivo? Dopo la lettura del rapporto dell’IPCC sulla situazione climatica del nostro pianeta, terrorizzato dal futuro che attende i suoi figli, non è riuscito a continuare la sua vita quotidiana e ha deciso di lottare in una maniera così drastica e dolorosa, con l’unica strategia che ha ritenuto valida non essendo una persona famosa né influente.

La sua richiesta?

Che la Consigliera federale Simonetta Sommaruga convochi un’assemblea federale straordinaria di formazione scientifica sulla crisi climatica per i parlamentari. Né più né meno. Talmente ovvio e logico da lasciare senza parole.

Rimanere indifferenti è impossibile. In pochi minuti acquistiamo due giornaliere per sabato, facciamo un giro di messaggi ma nessun conoscente riesce a liberarsi. Fa niente, sarà una minuscola delegazione composta da due persone facili alle emozioni.

Nel primo pomeriggio, dopo aver camminato nel centro di Berna, confusi e frastornati tra i fasti prenatalizi e post Black Friday, arriviamo in una piazza federale praticamente deserta e lo scorgiamo subito, seduto su una delle sedie rosse che punteggiano la piazza, davanti all’entrata del palazzo, bardato contro il freddo, con accanto la sua termos di tè caldo, sorridente, intento a parlare amabilmente con due giovani.

Ci saluta e, saputo che arriviamo dal Ticino, ci ringrazia in italiano. Io passo allo spagnolo, poiché un nome come Guillermo Fernandez non mente e scopriamo le origini comuni.

Ci racconta che non è mai stato un attivista, che è un uomo normale, con un lavoro normale, una famiglia che adora. Ci parla dei 15 kg persi, dei terribili dolori dei primi giorni e dell’importanza di assumere sale con i liquidi. Non provare immediato affetto ed empatia è davvero impossibile. Non vuole morire ma è disposto a farlo se la sua richiesta rimarrà inascoltata.

Con il passare delle ore arrivano altre persone di ogni età e scopriamo che si è creato un gruppo di sostegno intorno a lui. Gli mostrano le spille e i volantini che hanno creato con il logo realizzato da uno di loro. Guillermo è sorpreso e commosso, non ne sapeva nulla.

Veniamo a sapere che ogni sabato alle 16.30 si terrà una veglia silenziosa. I ragazzi hanno portato una bella quantità di candele e le distribuiscono a chi come noi non le ha. 

C’è un continuo scambio di sorrisi, di sguardi accoglienti e consapevoli dell’importanza di sostenere ad ogni costo questo uomo. Ad un certo punto gli organizzatori, per coordinare le spiegazioni, chiedono di alzare la mano ai romandi, poi agli svizzero-tedeschi e poi, quasi come formalità, chiedono se c’è qualcuno arrivato dal Ticino. Le nostre due mani alzate svettano e vengono accolte da un coro di giubilo. In quel momento siamo stati molto fieri di essere gli unici ed improbabili rappresentanti del nostro cantone.

Partecipiamo alla veglia, sostenendo la nostra candela e ci sembra che tra noi e tutte le persone presenti in piazza si sia creata una rete di energia potente e silenziosa, come può esserlo solo tra chi sa guardare in faccia la realtà, ne prova paura e cerca di affrontarla.

Se anche voi siete tra questi recatevi in piazza federale, cercate l’uomo con i cartelli e il sorriso gentile e aiutatelo nella sua lotta. Ne ha tanto bisogno lui e ne abbiamo un disperato bisogno tutti.”

Un disperato bisogno per capire una volta per tutte, che quella del clima è una battaglia finale, in cui non ci saranno né vincitori ne vinti, solo perdenti. Ma perdenti lo saremo se ci lasceremo sviare da tutte le fesserie di ogni giorno, dalla politichetta del pro saccoccia, del “ci tengo all’ambiente basta che non mi costi un centesimo”. Senza capire che i centesimi non potremo portarceli nella tomba.

Guillermo è un pazzo, d’accordo, ma non più pazzo di chi continua a suicidarsi lentamente senza rendersi conto del domani che attende lui o i suoi figli se non si fa nulla. Un futuro di mostruosi disastri, di alluvioni, di devastanti siccità, di esodi di milioni di persone in preda alla fame e alla sete. Guillermo è scemo? E allora noi che siamo?

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