Il complottismo siamo noi

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Di solito, il complottismo, lo si confina in una nicchia. È roba da webeti, da avvelenatori di pozzi. Da populisti, analfabeti funzionali o scappati di casa. Eppure questi propagatori per eccellenza di fake news sono ben più diffusi di quanto si pensi. Il complottista non è un alieno che vive in una galassia lontana lontana. È parte integrante delle nostre comunità. Spesso si è complottisti per contrapposizione. Il complotto diventa così la leva con la quale è possibile scardinare il potere costituito. 

Il complotto come dispositivo non è solo un potente catalizzatore del pensiero magico, capace di tenere in vita antiche superstizioni, tanto evocative quanto fasulle. No. In un presente iperconnesso, in un mondo che ricorda quello del Grande Fratello, dove siamo tutti utenti tracciati o tracciabili, che lasciano dietro di sé una miriade di dati sensibili, ecco che per alcuni di noi, l’unico modo per smarcarsi da questo senso d’oppressione diventa la contrapposizione con chi tira i fili di tutto quanto.

Intercettare e svelare un complotto non vuol dire soltanto denunciare il colpevole. Serve anche a individuare il proprio bersaglio politico. Il proprio nemico da battere. Pronti a fargli la guerra. Perfino ad eliminarlo, se necessario. Perché a braccetto con la scoperta che qualcuno in gran segreto ci sta manipolando, nella vertigine del complotto, esplode anche il bisogno di ribellione, la necessità di scrollarsi di dosso le briglie del potere. Così, la denuncia di un complotto, è spesso l’inizio di una caccia alle streghe. 

Una caccia attraverso la quale facciamo ordine nel caos del mondo, arrivando a stilare la nostra personale lista di chi non dobbiamo assolutamente fidarci. Bill Gates, Joe Biden, Big Pharma. Avvolti nel delirio di onnipotenza riusciamo così a illuminare ciò che si muove nell’ombra, arrivando a smascherare il volto segreto del potere. È solo ragionando in questo modo che possiamo davvero capire quanto sta succedendo. Una realtà dei fatti che in Italia si ritrova nei dati del rapporto per il 2021 dell’istituto di ricerca socio-economica CENSIS. 

Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici, il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento per controllare le menti. Il 5,8% (quindi per oltre 3 milioni di italiani) è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. Infine, il 39,9% degli italiani, sono certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste. Il falso è ormai un degno concorrente del vero. 

A questo tocca purtroppo abituarcisi. Non è un caso che, proprio negli ultimi due anni, diverse comunità cospirazioniste si sono incontrate e fuse assieme. Perlopiù lo hanno fatto sotto la bandiera della lotta alla “dittatura sanitaria”. Ecco perché ridurre il complottismo a un fenomeno patologico, a una dilagante devianza che viola la norma della verità stabilita, al frutto avvelenato di cui si nutre la gente ignorante, non ci aiuta a capirlo tantomeno a fronteggiarlo. E proprio perché il complottismo ha un impatto devastante sulla politica, è senza dubbio da una riflessione politica del fenomeno che occorre ripartire.

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