Il tormento di Breivik la iena

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Dieci anni sono passati dall’infamità di uno dei peggiori eccidi della storia europea. Quando Anders Breivik. Un suprematista razzista e filonazista uccise 77 giovani socialdemocratici in ritiro sull’isola di Utoja in Norvegia.

In questi giorni, Breivik è tornato sulle pagine dei giornali e sui media per un fatto che ha dell’assurdo. La iena Breivik, l’assassino mai pentito, quello che faceva il saluto nazista in aula al processo, continua a mandare lettere minatorie ai parenti e ai superstiti della strage. (Leggi qui sotto chi è Breivik)

La leader del Comitato di supporto ai sopravvissuti, Lisbeth Royneland, ha denunciato Breivik, che continua ad inviare loro delle lettere scritte di suo pugno, in cui ribadisce alcuni estratti del manifesto diffuso prima degli attacchi, contro migranti, musulmani e membri del partito Laburista norvegese.

Lisbeth, che ha perso la figlia nell’eccidio, non ci sta, ed esasperata ha denunciato la cosa all’emittente norvegese NRK:

“Vuole farci sapere che è lì e continuare a spaventarci. Mi aspetto che le autorità riconsiderino il caso e vedano cosa si può fare per fermarlo”.

Un comportamento vergognoso e inaccettabile che però, grazie alle permissive leggi norvegesi, non è sanzionabile. Infatti vige il concetto di libertà di parola anche per i detenuti. Il che è logico e normale con detenuti normali. Inaccettabile e intollerabile in questo caso dove il killer Breivik, dalla mente malata, continua a gettare sale sulle ferite di parenti e genitori, che già devono convivere con l’orrore del ricordo. Ricordo che viene rinvangato e riportato alla superficie come un cadavere disseppellito dalle lettere dell’assassino.

Torbjorn Vereide, uno dei sopravvissuti ha dichiarato:

“È stato come ricevere un pugno nello stomaco. Mi sono sentito terribilmente a disagio. C’è qualcosa di assurdo nel ricevere una lettera da qualcuno che ha tentato di ucciderti”.

Vidar Stromme, Direttore dell’Istituto norvegese per i diritti umani, ha pure detto la sua:

“È importante che si possa godere della libertà di espressione anche in carcere. È un principio fondamentale, ma nelle carceri di massima sicurezza credo che ciò debba essere limitato se rappresenta una istigazione alla violenza o un pericolo per la sicurezza o l’incolumità di altri”.

Eh sì, viva la libertà, ma a tutto c’è un limite. Io che sono buonista e disposto a ragionare su tutto, fatico a tollerare che individui come Breivik esistano. E seppur contrario alla pena di morte, sono cosciente che personaggi come l’assassino di Utoja sono talmente borderline da non poter pretendere di appartenere al genere umano. Se a questo aggiungiamo l’assurda e maniacale compulsione che lo induce a tormentare ancora superstiti e parenti, rasentiamo davvero la follia.

La direzione del carcere ha comunque fatto sapere che: 

“La legge prevede che i detenuti possano scrivere e comunicare con l’esterno, a meno che questo non porti a dei nuovi reati”.

E qui ci si scontra con la burocrazia e con leggi (giuste peraltro) che garantiscono i diritti umani, ma sono anche leggi calibrate su situazioni e persone “normali”. Quando si arriva a limiti allucinanti, quando siamo confrontati con serial killer come Breivik, deve essere possibile porre dei limiti, creare delle barriere. Non è accettabile che il male continui a tornare strisciando e rendendo la vita delle vittime e dei parenti un tormento.

L’unica cosa che può fare il penitenziario è chiedere ai destinatari se vogliono o no ricevere le lettere e bloccarle così in partenza. Una cosa forse che si sarebbe dovuta fare prima, vista l’enorme corrispondenza epistolare, in entrata e uscita di Breivik, che scrive e riceve circa 3’000 lettere all’anno.

L’avvocato d Breivik (ne ha diritto anche se bisogna avere un bel pelo sullo stomaco), ha dichiarato che il suo assistito è già sottoposto a condizioni estremamente rigide (e vorrei vedere) e che è:

“Difficile immaginare che ci sia una base giuridica per stringere ancora di più le viti nei suoi confronti”.

Oltre alla base giuridica c’è il buon senso delle persone, di chi si occupa di Breivik e che non può nascondersi, non più a questo punto, dietro alle leggi. Certe leggi, come sappiamo, vanno a volte violate perché sfidano l’etica e il buon senso. Questo è uno di quei casi.

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